Demansionato dalla Rai, a processo con la Rai, risarcito dalla Rai con 350 mila euro, più dell’ad dell’azienda. Chi paga? La Rai. E’ il caso di Filippo Gaudenzi, ex vicedirettore del Tg1 che si è visto riconoscere, in Appello, un risarcimento record. Gaudenzi lamentava il demansionamento, nel 2021, da parte della sua ex direttrice Monica Maggioni. Per un anno, Gaudenzi è rimasto senza ruolo e si è rivolto al giudice perché in Rai, per contratto, chi ha ricevuto un incarico fiduciario “ha diritto a essere reintegrato in un incarico conforme alla qualifica contrattualmente rivestita” e deve averlo entro quaranta giorni. La Rai ha l’obbligo di formulare tre proposte ma nel caso di Gaudenzi ha “omesso di farlo entro i termini indicati”. La sentenza di primo grado ha dato ragione all’ex vicedirettore e ora anche l’Appello.E nella sentenza c’è altro. Ci sono offerte, promesse a Gaudenzi, mai adempiute e perfino il privilegio, concesso, di poter dire a chi dirigeva in quegli anni: “Tu sei l’unico qui, che, in base alla tua esperienza e al nostro rapporto, può entrare in questa stanza e dire: stai sbagliando”, anzi, c’è la promessa a Gaudenzi: “Ti dirò di più, voglio farti fare tutte le dirette. Qualcuna la farò io sai, sono un brand aziendale”. C’è la prova che la Rai non è stata capace di dimostrare che Gaudenzi “non voleva accettare nulla che non fosse la conduzione del Tg1”. E’ finita con un risarcimento da capogiro come lo è la Rai: il solo luogo al mondo dove si è pagati per non lavorare e risarciti per non averlo fatto con i gradi.