Capita di entrare da Trattoria Contemporanea, a Lomazzo, e di trovare uno chef stellato con il piumino in mano, intento a togliere la polvere dai mobili. Un’altra volta è in ginocchio a pulire le fughe delle piastrelle. Un’altra ancora è davanti alle vetrate, stringendo un panno. Non è una performance anti-divistica, non è un manifesto estetico contro il fine dining, non è nemmeno la posa studiata di chi vuole apparire diverso a tutti i costi. È molto più semplice, e per questo più radicale. «In quel momento c’era la necessità di pulire i vetri, e io stavo pulendo i vetri», racconta Davide Marzullo, executive chef, dal palco del Festival.

Forse il cuore del talk che Anna Prandoni ha condotto al Gastronomika Festival con la brigata di Trattoria Contemporanea sta tutto qui: nell’idea che un ristorante possa crescere senza irrigidirsi, diventare riconosciuto senza diventare solenne, ottenere una stella Michelin senza trasformare ogni gesto in gerarchia. La quinta edizione del festival, dedicata a «È ora! L’ottimismo e la ragione», chiedeva proprio questo: dopo anni passati a nominare i problemi della ristorazione, è possibile costruire strumenti nuovi senza scivolare nell’ingenuità? Si può essere ottimisti senza raccontarsi favole?