Quando il tuo perimetro di azione sono centoventi ettari di giardini e vigneti nel cuore della Toscana, concepire uno spin-off urbano dello stesso concept non può che essere una sfida. Non a caso, è quella che ha accettato uno chef giovane ambizioso come Ariel Hagen, classe 1993, che dopo una serie di esperienze tra Belgio e Francia è arrivato in casa Niederkofler in tempo per la conquista delle tre stelle Michelin al St. Hubertus. Da quel giorno sono passati un po’ di anni e altrettante esperienze, fino ad arrivare al 2023, quando Hagen prende in carico tutti i ristoranti del Gruppo Borgo Santo Pietro.

Nato a Chiusdino, immerso nelle campagne senesi, Borgo Santo Pietro è senza ombra di dubbio uno degli esempi di ospitalità italiana con maggiore personalizzazione e successo internazionale. Claus Thottrup, visionario imprenditore, e sua moglie e Jeanette, appassionata di architettura e interior design, avevano piani diversi per questa incredibile proprietà. Grazie a un raffinato lavoro di restauro e un grandissimo sforzo di promozione e rilancio, il loro desiderio di farne un luogo aperto al turismo di lusso amante della villeggiatura ha trionfato sulle aspettative iniziali.

Biodiversità, agricoltura rigenerativa, una lettura delle stagioni senza essere necessariamente legati al calendario universale delle colture, hanno svincolato la proposta f&b da vincoli ormai a tratti retorici e da uno storytelling obsoleto, per sfruttare al meglio il sito in cui si trovano. Circondati da terra, vigneti, boschi, animali, qui è naturale portare avanti una filosofia di profondità sul mondo vegetale e sui prodotti della terra, in ascolto costante verso un territorio vivo e selvatico.