VENEZIA - «Mi assumo la piena responsabilità di quello che ho fatto. Era un periodo difficile, in quel momento non sapevo quello che stavo facendo: ero incinta, aspettavo la mia bambina, e ho agito senza pensare. Ora però sto meglio, qui in casa con il mio compagno». Un mea culpa, una giustificazione e la promessa di risarcire «non appena la disponibilità economica glielo consentirà», come ha rimarcato il suo avvocato: ieri pomeriggio, in aula a Venezia, per la prima volta ha preso la parola Shakira Ibrahimovic, la “regina delle borseggiatrici” di Venezia, al centro di un’inchiesta che riguarda anche altre 22 persone, tutte a vario titolo accusate di furti e rapine.
La 23enne ha parlato in collegamento dal tribunale di Roma, perché da un paio di mesi si trova ristretta ai domiciliari nella casa del fidanzato, nella Capitale. Ma la sua situazione potrebbe cambiare in fretta: per lei è infatti stato accettato il patteggiamento a un anno e dieci mesi, proposto dal difensore Damiano Danesin, che ha anche incassato il parere positivo del pubblico ministero Giorgio Gava alla revoca della misura cautelare; la giudice Giulia Caucci si è riservata la decisione, ma è facile immaginare che con il saldo dei 1200 euro di multa previsti nell’accordo si potrà andare verso l’effettiva liberazione della donna. Nome di cantante, cognome di calciatore (ma anche una serie di alias lunga quasi quanto quella dei suoi precedenti), Ibrahimovic vanta oltre sessanta fascicoli aperti contro di lei dalla Procura lagunare, che la considera anche responsabile di coordinare un’intera batteria di ladre - molte delle quali minorenni o addirittura sotto i 14 anni e quindi non imputabili. L’INCHIESTA In questo caso, però, la 23enne doveva rispondere appena di una manciata di episodi, l’indagine in questione riguarda soprattutto altri suoi colleghi. A ottobre dello scorso anno la giudice per le indagini preliminari Lea Acampora aveva chiamato tutti in tribunale per gli interrogatori preventivi (come previsto dalla riforma Nordio). Non si era presentato nessuno, anzi gli indagati avevano colto l’occasione per cambiare aria e rendersi irrintracciabili. Nel corso dei mesi, però, i carabinieri hanno fatto l’impossibile per individuarli e obbligarli a rispondere alla giustizia, così da non vanificare il lungo lavoro d’indagine che aveva preceduto l’ordinanza del tribunale. Un mese fa, il 13 maggio, finalmente la prima udienza, all’indomani dell’arresto della latitante numero 14, una 24enne intercettata in Spagna. I PATTEGGIAMENTI, LA NIKE Oltre alla “regina” hanno trovato la via dell’accordo altre tre, nomi meno evocativi ma ben conosciuti in laguna: Behara Hamidovic, difesa dall’avvocato Rosalba Canossi, per due anni e 1400 euro (ma, per lei, parere negativo del pm riguardo alla revoca della misura cautelare); Marcela Hrustic, con il legale Guido Galletti, per un anno e due mesi e 180 euro - pena sospesa; Leonarda Kos, assistita dai difensori Porcile e Grattarola, per otto mesi e 400 euro - pena sospesa. Emessa anche sentenza a non doversi procedere per Mirela Osmanovic, Jasmina Hamidovic, Sanel Omerovic e Neno Osmanovic: vizio di notifica, niente da fare. Stralciata poi la posizione di Zeifa Hamidovic: è la “spagnola”, si attende la definizione del mandato di arresto europeo. Tutti gli altri sono rinviati a giudizio a settembre, davanti al collegiale veneziano. Non per tutto, però: Leonardo Kos, difeso sempre da Danesin, si vede spuntato via il capo d’imputazione che raccontava del furto commesso nel negozio Nike dell’outlet di Noventa di Piave, nel Veneziano. Il marchio internazionale si era costituito parte civile un mese fa, in aula l’avvocato Teresa Pisetta: tra gli scaffali e i manichini, ad aprile e maggio del 2024, alcuni tagliaborse si erano riciclati taccheggiatori, facendo sparire dentro un passeggino quasi duemila euro di vestiti: sei felpe, quattro paia di pantaloni, due pantaloncini, cinque polo, un borsone, uno zaino, un cappello, un paio di scarpe, ma anche altra merce esposta all’esterno e mai del tutto quantificata. Con i patteggiamenti, però, l’ufficio legale del colosso sportivo ha scelto di fare un passo indietro.















