VENEZIA - Non è sufficiente l’arresto, non è nemmeno sufficiente una sentenza: anche le borseggiatrici più incallite in carcere non ci finiscono mai, se non dopo anni o lustri. Il caso di ieri è emblematico: la cosiddetta Shakira, una delle borseggiatrici più note e attive in città, ieri ha patteggiato un anno di reclusione, ma non essendo una pena definitiva non finirà in carcere: dovrà osservare una misura più lieve come il divieto di dimora a Venezia. Una misura che di solito non rispetta quasi nessuno che viva di furti. Vent’anni, nata a Roma da origini bosniache, Shakira ha a suo carico una sessantina di fascicoli penali pendenti, gran parte dei quali relativi alla violazioni di fogli di via che le vietavano di continuare a restare in determinate zone. All’inizio di agosto, però, era stata arrestata dalla polizia locale grazie a un interventi dei “non distratti” per la violazione di una misura di prevenzione disposta a febbraio dal Tribunale di sorveglianza.

Deve essere davvero dura per le forze dell’ordine vedere che il loro lavoro di una giornata alla fine non cambi la situazione di un millimetro. Le bande di borseggiatori non perdono “soldati” in mancanza di condanne definitive e anche se hanno sul groppone divieti di dimora o fogli di via, continuano a girare sul territorio veneziano perché il piatto è troppo ricco per mollarlo. Malgrado l’opera di contrasto da parte di polizia locale, polizia di Stato e carabinieri.