Difficilmente come nel caso delle spese per la difesa sono ricorse congiuntamente le condizioni di urgenza e di eccezionalità che dovrebbero legittimare il ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale per le spese dell'energia. Anzi si potrebbe arrivare a sostenere che in questa fase la priorità delle misure europee dovrebbe essere assegnata all'energia, per quel che di straordinario sta avvenendo con le due guerre in corso, le altre tensioni geopolitiche e i riflessi sulla disponibilità e i costi delle risorse energetiche che hanno portato qualcuno a sostenere che rischiamo impatti pari a quello dello shock petrolifero del 1973 più quello indotto dal Covid. E non sembra sufficiente l'utilizzo “pro quota” dei diversi Fondi comunitari disponibili.
Questa indecisione di Bruxelles richiama un po' quella di Francoforte: appare quasi che solo allorquando ci trovassimo malauguratamente nel vortice di una forte crisi energetica, i cui prodromi ora sono evidenti, solo allora si potrebbero decidere interventi dell'Unione (e della Bce). Cioè ci dobbiamo scottare ben bene prima di spegnere il fuoco. È opportuno chiarire, naturalmente, che non si pensa qui alle regole europee come pedissequamente seguite dai mercati. In ultima istanza, resta la responsabilità dei singoli Paesi qualora il ricorso a deroghe fosse visto dai mercati come un forzatura. Ma, nel nostro caso, sul governo dei conti pubblici è risultata diffusa l'opinione di avere operato con prudenza e responsabilità; ci troviamo ancora per un soffio sotto la procedura di inflazione per deficit eccessivo e si spererebbe che un ricalcolo di alcune spose possa riportare i conti sotto il 3 per cento del rapporto deficit-pil, consentendo l'uscita da tale procedura.Unicredit e Banca Ifis continuano a puntare sul Sud: nuovi investimenti a BattipagliaI problemi vengono, invece, dal lato della crescita. Il governo ha fatto riferimento in maniera indeterminata, per ora, anche ad altre misure che potrebbero essere adottate per le spese per l'energia. Nella maggioranza si starebbe formando un orientamento per ridurre la percentuale del 5 per cento del Pil da destinare a oneri per la difesa. E ne conseguirebbero spazi per l'energia. Si dovrebbe ricordare che in occasione della proposta di interventi realistici a suo tempo ipotizzati per rendere meno rigoristico il Patto in questione, come la “Golden rule”, l'esclusione dal predetto Patto degli investimenti, i dubbi sorsero a Bruxelles perché si temeva che le spese correnti fossero camuffate per spese per investimenti, obiezione facilmente superabile, però, con un controllo tempestivo. In ogni caso, quali che saranno le scelte che si penserà di compiere, gli interventi per l'energia devono avere la primazia: “principiis obsta, sero medicina paratur”, diceva Ovidio, bisogna intervenire subito, agli inizi, se non si vuole che la medicina sia poi somministrata inutilmente.Non per ultimi, si potrebbe pensare anche a una riemersione del Meccanismo europeo di stabilità, da tempo accantonato: una revisione del relativo Trattato per impiegare parte delle sue risorse nell'energia non sarebbe fuori luogo. Naturalmente, accanto agli interventi correnti, in questo campo vi sono quelli strutturali, a cominciare dallo sviluppo delle fonti rinnovabili, che ha pur esso necessità di essere promosso. L'alternativa sarebbe quella del debito comune europeo per misure in campo energetico. Domani conosceremo le previsioni di primavera della Commissione Ue. Dopodomani scadranno le misure per le accise. Nel fine settimana si riuniranno Eurogruppo ed Ecofin a Cipro. Non devono passare queste giornate senza che siano stati almeno predisposti interventi europei e nazionali nel campo dell'energia. È il momento della concretezza e delle grandi responsabilità.














