​VENEZIA - L’apparenza è quella dei locali affacciati sulle Zattere, con le sedie e i tavoli vista canale della Giudecca, il via vai dei passanti, i tanti turisti, in una delle più belle passeggiate di Venezia. Ma dietro queste immagini da cartolina, anche qui si è radicato il mercato della droga. Una presenza costante, quella degli spacciatori, cresciuta negli ultimi anni, per rifornire una clientela soprattutto locale. Giri di cocaina, pare, e non solo. Uno scambio continuo di dosi anche in pieno giorno, con tanto di regolamenti di conti al calare del buio. Lo raccontano, a più voci, chi vive a lavora in questo angolo “dorato” della città d’acqua. Qualcuno preferisce l’anonimato, altri, come il parroco, lo denunciano mettendoci nome e cognome. «Questa è diventa una zona di spacciatori» sintetizza don Massimiliano Causin.

LE TRACCE DI SANGUE Insomma la battaglia tra bande, a colpi di mannaie e spade giapponesi, combattuta tra le Zattere e Sant’Agnese, nella notte tra sabato e domenica, è stata solo la conferma di una problema ben noto. Le tracce di sangue sono rimaste per giorni sui masegni di Piscina Venier. Lavate dalla pioggia solo l’altro giorno. Qui, davanti al bar da Gino, uno dei punti di ritrovo anche per i residenti, si dev’essere consumato uno degli ultimi atti dello scontro, con le sedie usate come arma. «Le avevamo legate, come facciamo ogni sera - racconta un cameriere - La mattina le abbiamo trovate sparse in giro. E a terra le tracce di sangue». «Le macchie erano dappertutto» aggiunge, impressionato, un ragazzino del posto. «La verità è che Venezia è piena di spacciatori - riprende il cameriere - Anche a Rialto, anche in zona Piazzale Roma. Tutti li vediamo, lo fanno alla luce del sole. Mi pare impossibile che non facciano nulla per fermali». Un sentimento diffuso, a fronte di spacciatori sempre più impuniti e spavaldi. LE BASI D’APPOGGIO Qualche anno fa avevano occupato anche una casa vuota in zona Santo Spirito, lungo la passeggiata verso la Salute. Era diventata una loro base. Negli ultimi tempi avrebbero approfittato di un altro alloggio, all’interno di una struttura per persone fragili vicino alle Zattere. Avrebbero avvicinato una donna per trovare un nuovo punto d’appoggio. E di qualche settimana fa, ancora in Piscina Venier, è il ritrovamento di un sacchettino di polvere bianca da parte di una residente. «L’ho gettato in acqua, prima che qualche bambino o animale la trovasse». Il fatto che gli spacciatori usino questi calli per nascondere le dosi è risaputo un po’ da tutti. Nascondigli che cambiano nel tempo, come i volti degli spacciatori nel corso degli anni. LA MAPPA DELLO SPACCIO Chi ha ricostruito una mappa dello spaccio in zona sono i titolari di una palestra delle Zattere, il diacono Giuseppe Baldan e la moglie Anna Bergamin. Impegnati nel sociale, sono un po’ le sentinelle del fenomeno. «È esploso soprattutto dopo il Covid - racconta Baldan - Gli spacciatori sono qui da anni, li vediamo ogni giorno. Arrivano nel pomeriggio, si prendono l’aperitivo al bar o al ristorante. Poi cominciano i loro affari». «All’inizio c’erano delle persone di colore, usavano il sottoportico vicino al ponte lungo - racconta Bergamin - Ora sono magrebini. Alcuni li vediamo da un paio d’anni, altri girano. Ti guardano male, hanno un atteggiamento strafottente. C’è da aver paura ad incontrali di notte». «Il vero problema è che qui trovano tanti clienti - continua Baldan - È un mercato locale, che alimenta la presenza di questi spacciatori. Ci sono giovani, studenti, ma anche tanta gente adulta che lavora e viene qui a rifornirsi. I controlli non si vedono. E gli spacciatosi la fanno sempre più da padroni». Don Causin racconta di aver trovato spacciatori anche in campo dell’Angelo Raffaele, tra i bambini che vanno a giocare dopo il catechismo. «L’impressione è che il problema sia stato lasciato un po’ perdere - conclude, amaro, il parroco -. Questa gente viene a spacciare tranquillamente, alla luce del sole, come nulla fosse».