VENEZIA - Ci sono gli spacciatori che depositano le dosi sui balconi, tra le piante nei vasi, persino sotto i teloni delle barche ormeggiate in riva. E poi c'è chi si droga negli angoli, lasciando siringhe e macchie di sangue. «Non ne possiamo più» si sfoga un gruppo i residenti che vivono tra la fondamenta dei Cereri, la corte San Marco e le altre calli vicine. Siamo nella direttrice che da Piazzale Roma porta a campo Santa Margherita, con la sua vita notturna. Un posto comodo, insomma, per chi traffica in droga: di passaggio, ma con punti dove appartarsi. È da anni che gli spacciatori frequentano questa parte di Venezia, dove c'è la clientela della movida. Le prime proteste degli abitanti si era concentrate tra campo Santa Margherita e San Pantalon. Nel tempo probabilmente anche gli spacciatori hanno diversificato i loro luoghi. E gli abitanti di questo luogo di passaggio hanno visto un progressivo peggioramento.

Ora chiedono di parlare in forma anonima. «Questa gente ci fa paura. Ci guardano male, temiamo ritorsioni» raccontano a più voci. Il fenomeno, da quanto riferiscono, è peggiorato nel corso dell'ultimo anno, con l'arrivo di un gruppetto di spacciatori magrebini che fa base sotto le loro case. Problemi di gente che usava corte San Marco come toilette per il dopo movida c'erano già da anni. «A suo tempo avevamo chiesto di poterla chiudere con un cancello, come hanno fatto in tanti attorno a Santa Margherita - racconta una signora - Ma il Comune ci ha detto che non si poteva fare, perché la corte ospita una vera da pozzo e una lapide di interesse storico. Ora stiamo valutando se tornare alla carica. Così non si può vivere». I problemi infatti si sono aggravati, con l'arrivo del gruppetto di spacciatori in pianta stabile.