A Mountain View è andato in scena il Google I/O, la liturgia annuale dell’azienda fondata in un garage della Silicon Valley nel 1998. All’epoca esisteva il web ma i siti erano pochi e difficili da trovare. Creare un indice che portasse alle fonti di qualità fu l’idea che permise ai due fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page, di costruire un impero.
In (quasi) trent’anni Big G è diventata un colosso e l’ascesa dell’IA generativa ha contribuito ad amplificare la sua influenza e il suo valore.
Google vale oggi più di 4 trilioni di dollari e ha quasi 200mila dipendenti in tutto il mondo.
Alla guida dell’azienda, che oggi si chiama Alphabet e controlla oltre a Google anche YouTube, c’è Sundar Pichai, ingegnere di origini indiane promosso ad amministratore delegato quando Brin e Page hanno lasciato il timone dell'azienda, ormai diversi anni fa. Ed è stato proprio Pichai, recentemente celebrato dalla rivista Time come colui che “ha portato Google al comando della corsa all’IA”, a snocciolare sul palco dello Shoreline Amphiteatre i numeri di un'industria che cresce più in fretta di quanto chiunque riesca a metabolizzare.
Il dato simbolo è quello dei token, cioè le unità di base con cui i modelli linguistici "spezzettano" e processano qualsiasi input: una parola, una porzione di parola, un pezzo di codice, un frame video. Ogni volta che una persona chiede qualcosa a un'IA, il modello macina token per capire la domanda e per generare la risposta: sono la valuta computazionale dell'era dei modelli generativi.












