Sbarca giovedì in Cassazione ai soli fini civilistici il processo per l’omicidio stradale di Camilla Di Pumpo, 25 anni, avvocata foggiano, morta la notte del 26 gennaio 2022 nello scontro tra la sua Fiat Panda e l’Audi A4 guidata da Francesco Pio Cannone, classe 2000, foggiano, avvenuto all’incrocio tra via Matteotti e via Urbano. E’ stato condannato in via definitiva a 4 anni per omicidio stradale aggravato dall’essersi allontanato dal luogo dell’incidente (pena 2 anni e 8 mesi); e falso (1 anno e 4 mesi) perché mentendo inizialmente su chi fosse alla guida della berlina (si pensò che al volante ci fosse il padre) trasse in inganno i vigili urbani che sottoposero non lui ma il genitore agli accertamenti di prassi per verificare se avesse assunto alcol o droghe.
Contro la sentenza della corte d’appello di Bari del 28 gennaio 2025 che ridusse la pena a Cannone da 5 anni e 2 mesi a 4 anni, non c’è stata impugnazione né della Procura generale né del difensore avv. Michele Sodrio; per cui il verdetto è diventato definitivo nei mesi scorsi. C’è stato invece il ricorso “per i soli interessi civili” degli avv. Antonio Mario Ciarambino e Marco Scillitani, legali dei genitori e del fratello della vittima che in una lettera aperta hanno chiesto giustizia per Camilla. Chiedono alla Cassazione d’annullare il verdetto d’appello e di ordinare un nuovo processo. Secondo i legali, sbagliarono i giudici nel ritenere la corresponsabilità della Di Pumpo nello scontro; nel concedere le attenuanti all’imputato; nell’accettare “senza alcun vaglio critico” la ricostruzione della dinamica dello scontro fatta dal consulente del pm che attribuì la colpa principalmente a Cannone e in minima parte alla vittima. Tutto ciò avrebbe “diminuito in maniera eccessiva il diritto al risarcimento”, scrivono gli avv. Scillitani e Ciarambino.








