ROMA Questo sì, questo no. Raccontano che Giorgia Meloni sia balzata sulla sedia quando i suoi collaboratori hanno posato sulla sua scrivania un foglio Excel. Riforma Rai e legge elettorale, legge sul nucleare e sugli ordini professionali, rivoluzione della dirigenza pubblica. La lista dei provvedimenti di iniziativa governativa e parlamentare targati centrodestra e rimasti in sospeso è lunga una quaresima e ha colto di sorpresa la leader di Fratelli d'Italia. «Tutti questi?!».
Le sabbie mobili Nelle sabbie mobili del Parlamento sono incagliate decine di leggi, alcune care, anzi carissime alla destra di governo. Altre meno. Ora che il traguardo di legislatura si avvicina tocca disincagliarle prima che sia tardi. Urge insomma un piano di fine mandato. Così la premier ha preso in mano l'evidenziatore. E ha chiesto ai suoi collaboratori di scremare, sfoltire la montagna di carte che ormai sfiora il soffitto di Palazzo Chigi. Casella dopo casella la lista si è già accorciata.Una corsia preferenziale in Parlamento, come è noto, sarà concessa alla riforma elettorale dello Stabilicum, la legge proporzionale con maxi-premio di maggioranza con cui la premier è disposta a tentare il tutto per tutto. Chi vince governa ed elegge il prossimo capo dello Stato, chi perde si gode la trincea delle opposizioni e addio a governi tecnici, di unità nazionale, pareggi e larghe coalizioni. Chi c'è c'è: l'apertura alle opposizioni per limare insieme almeno parte della riforma è già caduta dopo il "no grazie" dei rivali. Sicché le limature si faranno in casa: a Palazzo Chigi, dopo aver consultato in via informale costituzionalisti d'area, hanno già accettato l'idea di ridurre il premio di maggioranza - oggi fissato a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per chi la lista che supera il 40 per cento - per evitare la bocciatura della Consulta.L'elenco di provvedimenti da assottigliare si perde all'orizzonte. È nelle mani del sottosegretario Alfredo Mantovano e di Luca Ciriani, il ministro ai Rapporti con il Parlamento e veterano di FdI che ha indossato il giubbotto di ausiliare del "traffico". Parliamo di una cinquantina di leggi, già ridotte della metà dall'evidenziatore, o bianchetto che dir si voglia, della presidente del Consiglio.Meloni, in una riunione ristretta tra aprile e maggio, ha dato alcuni input. Obbligatorio accelerare sulla legge delega sul nucleare. Ovvero: entro la prossima settimana la riforma che permetterà di avviare la produzione di energia nucleare in Italia dovrà avere il via libera in Commissione Ambiente alla Camera, l'ordine è chiudere entro l'estate. L'energia del resto è il vero cruccio del governo alle prese con la crisi di Hormuz. Nell'immediato c'è la proroga del taglio delle accise, la trattativa con l'Ue per strappare flessibilità sui conti. Nel frattempo però si guarda già al dopo. Alla rivoluzione nucleare appunto, bandierina che Meloni e gli alleati vogliono piantare entro la fine della legislatura.Non solo Rai Riprendendo a spulciare la lista dei provvedimenti da bollinare in fretta, la "pipeline" del governo, l'occhio casca su tre riforme "evidenziate" dai piani alti della maggioranza. Come la riforma della governance Rai impantanata da mesi in Parlamento. Complici le resistenze del Mef, il ministero dell'Economia e primo azionista Rai tagliato fuori nella riforma (a firma Gasparri) dalla nomina dei membri del Cda, che resterebbe in mano al Parlamento. Da Palazzo Chigi chiedono di fare in fretta, altrimenti si rischiano le sanzioni europee per inadempienza al "Media Freedom Act".La settimana prossima il Mef sarà in audizione, qualcosa si muove, come si muove dietro le quinte la maggioranza per trovare uno sbocco all'interminabile stallo della Vigilanza Rai. Torniamo alla "to-do-list" del governo. La penna scorre sul foglio e si sofferma sulla riforma della dirigenza della Pubblica amministrazione firmata Paolo Zangrillo, a un passo dal via libera.Vicolo cieco Mentre per due leggi politicamente scottanti - il fine vita e il ddl sul consenso (o "ddl stupri") - il governo ha deciso di lasciare il pallino al Parlamento. Troppo delicate per affossarle, sarebbe uno strappo troppo violento con le opposizioni, il loro destino sarà deciso nel palleggio fra Camera e Senato. Altre caselle del foglio excel sottoposto a Meloni invece sono state sbarrate nelle riunioni tecniche susseguitesi in questi giorni.Su altre si tratta, squillano i telefoni. Vedi la riforma della Difesa limata da mesi, che prevede l'istituzione di un "esercito di hacker" in forze al ministero con le garanzie funzionali dei Servizi. Per una riforma che ce la fa, un'altra finisce su un binario morto. È la dura legge del "bianchetto". Che si abbatte impietoso ora che la legislatura volge al termine e già si sente in sottofondo il rullo di tamburi della campagna elettorale. Il tempo corre.Ai piani alti di Palazzo Chigi già mettono in conto il voto in primavera, tra aprile e maggio. E allora meglio smaltire in fretta gli arretrati. «Questo sì, questo no».







