È l'ultimo valzer, l'ultimo giro di giostra. Giorgia Meloni chiude il puzzle, incastrando i tasselli mancanti alla sua squadra. E archiviando definitivamente l'ipotesi di un rimpasto, parola che le ha sempre provocato l'orticaria e che ha contrastato con forza ogni volta che sul governo si è abbattuta burrasca. Appaiono così definitivamente silenziate le voci di stravolgimenti e nuovi innesti, rumors divenuti inarrestabili all'indomani della debacle alle urne sulla riforma della giustizia, con l'allontanamento shock di Daniela Santanchè e le dimissioni, non meno travagliate, di Andrea Delmastro.

Lo spauracchio del rimpasto ha così lasciato il passo a un "rimpastino", con cinque sottosegretari chiamati a ricoprire i posti rimasti vacanti per vicissitudini che hanno segnato, chi più chi meno, questi tre anni e mezzo di governo. Last but not least, il "risveglio" della famiglia Berlusconi, che dopo la randellata incassata alle urne sulla riforma cara a papà Silvio ha preteso che dalle finestre di Forza Italia entrasse aria nuova.

Nel "sottogoverno" entra così Paolo Barelli, l'ex capogruppo di Forza Italia alla Camera costretto a lasciare la guida del gruppo azzurro a Montecitorio. Per lui un gran brutto colpo, che si è cercato di lenire nominandolo ai Rapporti con il Parlamento previa rinuncia di alcune deleghe legate alla sua carica di presidente della Federnuoto. Carica congelata con testimone affidato al vicepresidente Andrea Pieri, per evitare di incorrere nell'incompatibilità dei due incarichi. Ma passiamo agli altri innesti, alcuni tenuti coperti sino all'ultimo. Entra nella squadra definita in politichese di "sottogoverno" Alberto Balboni, nominato sottosegretario alla Giustizia al posto di Delmastro, scottato dalla vicenda "Bisteccheria". L'attuale presidente della commissione Affari costituzionali del Senato è considerato un pilastro di Fdi, in odor di politica e di destra dai tempi del Movimento sociale italiano.