L’obiettivo di Giorgia Meloni sarebbe quello di chiudere la partita delle nomine di viceministri e sottosegretari domani in Consiglio dei ministri, al più tardi giovedì mattina, prima di volare a Cipro per il Consiglio europeo informale. Dalle parti di Palazzo Chigi la convinzione è che ogni giorno in più di stasi non faccia che alimentare le fibrillazioni nella maggioranza.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. A complicare il quadro (e a irritare non poco la premier, secondo i rumors nella maggioranza) contribuisce la vicenda di Giuseppina Di Foggia. L’Ad uscente di Terna, indicata per la presidenza di Eni e considerata vicina alle sorelle Meloni, ha chiesto la buonuscita da 7,3 milioni di euro. Ma il ministero dell’Economia, domenica sera, ha ricordato che dal 2023 ha dato specifiche direttive, in qualità di socio, perché nelle società partecipate siano esclusi o rigorosamente delimitati i casi e l’entità delle indennità e degli emolumenti comunque denominati da corrispondere a fine mandato. Lo scopo finale è escludere che siano versati a chi esaurisce il mandato di amministratore per scadenza naturale o per dimissioni volontarie.

La questione della buonuscita di Di Foggia, di cui si sarebbe discusso anche ieri in un board straordinario di Terna che però non aveva il tema all’ordine del giorno, sarà al centro di una nuova riunione del Cda che sarà convocata a stretto giro, anche perché il pressing sulla Ceo è molto forte. Se opterà per l’incarico all’Eni, come è stata invitata a fare, dovrà dimettersi entro l’assemblea dei soci fissata per il 6 maggio. L’assemblea per il rinnovo del vertice di Terna si terrà invece il 12 maggio.