VENEZIA - Parla da romantico, da chi quei colori li ha dentro al cuore, da chi si è lasciato e si è ripreso, perché il Venezia, per lui, «dà ancora i brividi». Paolo Poggi è cresciuto a "pane e Venezia" e se si guarda al futuro del club, c'è sicuramente tanta gioia, ma anche un pizzico di amarezza per l'addio a quel Penzo dal sapore unico. Quel campo da cui lui segnava ed esultava sotto alla curva gremita di tanti parenti e amici con cui condivideva il quotidiano. Oggi, la "sua" squadra è tornata in serie A, una rinascita non scontata. «Il Venezia aveva una struttura già molto forte dalla retrocessione dell'anno scorso, ha aggiunto qualche giocatore di grande qualità, così la rosa si è dimostrata la più completa e la più forte del campionato. Hanno inserito un allenatore che è maestro nel valorizzare i giocatori singolarmente nell'arco della stagione, ma c'era un'incognita. Dopo una retrocessione non è facile vincere».

Qual è stata la chiave della promozione?

«C'erano tutti i presupposti perché fosse una stagione "facile", però bisognava renderla tale e secondo me la grande capacità che hanno avuto è quella di avere una continuità in tutta la stagione. C'è stato un periodo iniziale di assorbimento alla categoria, dopodiché è stato un percorso netto. Non c'era nessuno allo stesso livello dal punto di vista della proposta di gioco, della qualità fisica, della dell'estetica. È successo quello che doveva succedere».