Si radicalizza lo scontro tra Commerzbank e UniCredit che è salito al 38,87%, esasperando una tensione finanziaria e industriale iniziata ormai 20 mesi fa. Il consiglio di gestione e il consiglio di sorveglianza dell'istituto tedesco - assistiti da Ubs e Goldman Sachs - hanno formalizzato il loro netto rifiuto all'offerta pubblica di scambio. «In seguito a un'attenta valutazione del documento di offerta», si legge nella nota, i due consigli hanno «raggiunto una chiara conclusione: UniCredit non offre agli azionisti di Commerzbank un premio adeguato e non ha presentato un piano strategico coerente e credibile per un'aggregazione». Secondo il consiglio, che consigliano espressamente ai soci di non accettare l'offerta, l'applicazione del piano stand alone "Momentum 2030", genererà «più valore».
La mossa del management tedesco punta a smontare la narrazione di una fusione tra pari. «Quella che è descritta come un'aggregazione è in realtà una proposta di ristrutturazione che avrebbe enormi impatti sul nostro business model collaudato e redditizio», ha commentato l'ad Bettina Orlopp. Il piano di UniCredit, inoltre, viene definito «vago» e secondo il presidente Jens Weidmann, è composto da «proposte speculative» che «comportano rischi considerevoli, minacciando le relazioni con i clienti che Commerz ha costruito sulla base di fiducia e affidabilità, così come la motivazione dei dipendenti». In sintesi, «le ipotesi di sinergia formulate da UniCredit non sono né solide né convincenti. Inoltre, la prevista riduzione della rete internazionale di Commerzbank indebolirebbe significativamente la capacità della banca di supportare a livello globale il Mittelstand orientato all'export».L'offensiva di Commerzbank si sposta anche sul terreno della stabilità finanziaria, sollevando dubbi sulla qualità degli attivi di Gae Aulenti e contestando la congruità del prezzo. Il controvalore offerto nell'Ops «è basato sul minimo regolamentare ed è quindi un tentativo opportunistico di acquisire il controllo». Secondo i consigli, inoltre, «UniCredit sta valutando in modo inesatto le perdite di ricavi, il potenziale di riduzione dei costi, i costi di ristrutturazione e il tempo necessario per attuare le misure pianificate», con particolare riferimento «alle riduzioni del personale previste da UniCredit, la complessa integrazione dei sistemi It e le perdite di ricavi derivanti dalle sovrapposizioni nell'attività Corporate Client».I board rilevano inoltre fattori di rischio esterni e una profonda ambiguità strategica. «Le incertezze geopolitiche e legate alla potenziale vendita» di alcune attività «legate all'esposizione di UniCredit alla Russia, sono un fattore che potrebbe avere un impatto negativo sia sulla posizione patrimoniale che sulla redditività di UniCredit e quindi sul valore delle sue azioni». I vertici «mantengono un dialogo costruttivo con tutti gli azionisti, ma sottolineano che una partecipazione di lungo periodo» di UniCredit «in qualità di importante azionista e concorrente con interessi specifici, potrebbe generare incertezza riguardo alle sue future iniziative». Una situazione di incertezza alimentata anche dal fatto che «l'offerta non indica chiaramente se si limiterà a una posizione di azionista importante senza controllo o se, in che orizzonte temporale e con quali mezzi cercherà di ottenere il controllo».Mentre il muro contro muro si irrigidisce, l'esposizione potenziale di UniCredit in Commerz, considerando anche derivati che in realtà sono regolabili unicamente in contanti, è salita al 38,87%. È quanto emerge da un filing effettuato presso la BaFin tedesca. Nel dettaglio, UniCredit continua a detenere il 26,77% di Commerzbank più un 3,22% in derivati regolabili in azioni. Cresce, invece, la quota detenuta in derivati regolabili unicamente in contanti all'8,88%.Da parte italiana, la reazione a caldo al no tedesco è improntata alla massima fermezza: «Prendiamo atto della pubblicazione del documento e ne esamineremo attentamente il contenuto. Dissentiamo profondamente da molte delle argomentazioni presentate, ritenendole prive di fondamento e di dati a supporto». L'istituto guidato da Andrea Orcel ha poi concluso: «forniremo una risposta dopo aver esaminato approfonditamente le questioni sollevate», confermando che la partita per il risiko bancario resta del tutto aperta e conflittuale.












