Una buvette solidale in una scuola pubblica. Interamente gestito da giovani con sindrome di Down e lieve disabilità intellettiva. Accade a Napoli e si chiama "Un caffè per l'inclusione" il progetto che porta per la prima in una scuola pubblica, l’istituto "Francesco Saverio Nitti" di Fuorigrotta, un modello del genere. Stamattina il taglio del nastro davanti a rappresentanti istituzionali ed enti del terzo settore, l’impresa nasce dalla collaborazione istituzionale tra la Città Metropolitana di Napoli, proprietaria degli spazi scolastici, con l'Istituto Nitti e con l'associazione promotrice, La Bottega dei Semplici Pensieri, nata a Quarto nel 2012 e attiva proprio nella formazione professionale di giovani con sindrome di Down e lievi deficit cognitivi. Il bar, aperto anche grazie al contributo della Fondazione Prosolidar, si chiama “Terzo tempo”: una chiara allusione al terzo tempo del rugby, momento in cui le squadre avversarie, dopo la partita, smettono di giocare e si siedono allo stesso tavolo, senza distinzione tra vincitori e vinti. A gestire il bar due ragazzi di 26 e 27 anni, Giorgia e Daniele, napoletani doc, regolarmente contrattualizzati. “Siamo emozionati, è il coronamento di un sogno”, raccontano, già padroni dei loro spazi ed estremamente professionali. Si alterneranno, dando loro una mano, alcuni dei trenta ragazzi seguiti dall’associazione: saranno impegnati in tirocini lavorativi, con l’auspicio di essere assunti, un giorno. “Non siamo speciali, siamo al lavoro”, recita un cartello emblematico. Chapeau.Con loro anche due tutor, Raffaele e Flavia: sarà un naturale luogo di incontro tra chi insegna, chi studia e chi serve un buon caffè, dove prendersi una pausa, insieme. Per il consiglio di Istituto del Nitti, che ha approvato il progetto inserendolo nella propria offerta formativa, la buvette rappresenta una "buona pratica educativa”: gli studenti sono chiamati a vivere l'inclusione non come concetto astratto, ma attraverso un contatto diretto e quotidiano con i loro coetanei con disabilità. È il terzo capitolo di un percorso che la Bottega porta avanti da quasi quindici anni, con un metodo costante: trasformare la formazione in lavoro reale, e il lavoro in autonomia. Attualmente l'associazione accompagna oltre 30 giovani in contesti professionali autentici - cucina, agricoltura sociale, servizio bar, accoglienza, produzione artigianale - e ha sede a Casa Mehari, bene confiscato alla criminalità organizzata a Quarto, diventato presidio di legalità, lavoro e inclusione. "Terzo Tempo è il punto di arrivo di un percorso lungo quasi quindici anni e il punto di partenza di qualcosa di nuovo. – spiega orgogliosa Mariolina Trapanese, presidente della Bottega dei Semplici Pensieri - Non lo apriamo per dimostrare che si può fare: lo apriamo perché si deve fare. I nostri ragazzi non saranno lì come simbolo, e neanche come tirocinanti: saranno baristi, con un contratto e una busta paga. Una scuola pubblica è esattamente il posto in cui l'inclusione smette di essere un'eccezione e diventa quotidianità. Non è stato semplice, ma non abbiamo mai mollato”.
Apre a Napoli il primo bar in Italia gestito da persone con disabilità in una scuola pubblica
Stamattina il taglio del nastro, l’emozione di Giorgia e Daniele, giovani con sindrome di Down o lieve disabilità intellettiva: “Noi, baristi con un contratto …






