Oggi c'è stato l'ultimo addio a Martina Carbonaro, la 14enne uccisa ad Afragola (Napoli) dall'ex fidanzato, il 18enne Alessio Tucci, reo confesso dopo il ritrovamento del corpo nella ex casa del custode del campo Moccia. Palloncini, cuoricini bianchi, magliette con il suo volto. Il caldo si è fatto sentire ad Afragola e l'aria era carica di tensione e dolore. La folla, accalcata, si è commossa all'arrivo del feretro della ragazza, accompagnato dai Carabinieri in alta uniforme. Applausi scroscianti all'arrivo del carro funebre e la richiesta a gran voce, unanime: “Giustizia!”.Davanti alla chiesa era stato allestito anche un maxi schermo per consentire a coloro che non erano riusciti a entrare di poter seguire il rito religioso. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato una corona di fiori che è stata adagiati sul sagrato della Basilica. I funerali di Martina Carbonaro: l'ultimo saluto ad Afragola 4_6_25 (Localteam) Lutto cittadinoI funerali, presieduti dal cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, si sono tenuti nella Basilica Pontificia di Sant'Antonio di Padova. Per tutta la giornata il sindaco di Afragola, Antonio Pannone, ha proclamato il lutto cittadino, "facendosi interprete del dolore di tutta la comunità afragolese".“Si invita tutta la cittadinanza a unirsi al cordoglio per questa gravissima e incolmabile perdita, stringendosi intorno ai familiari e agli amici di Martina”, si legge in una nota del Comune. Lutto cittadini per il funerale di Martina Carbonaro (comune Afragola) L'omelia“Oggi, accanto al dolore, io sento il dovere di dire ‘basta’. Basta parole deboli. Basta giustificazioni", ha detto l'arcivescovo di Napoli nel corso dell'omelia. "Martina è morta per mano della violenza. È morta per mano di un ragazzo che non ha saputo reggere un rifiuto, un limite, una libertà, togliendo il futuro non solo a Martina ma anche a se stesso! Martina è morta per un'idea malata dell'amore. Un'idea ancora troppo diffusa, troppo tollerata, troppo silenziosa. E permettetemi di dire una parola, soprattutto ai ragazzi, di dire la mia preoccupazione soprattutto per quelli che non sanno più gestire la rabbia, che confondono il controllo con l'affetto, che pensano ancora che amare significhi possedere. Che vedono la donna come qualcosa da ottenere, da tenere, da non perdere mai. Che se vengono lasciati si sentono umiliati, feriti, e trasformano il dolore in odio. Un odio che uccide", ha aggiunto il cardinale."È femminicidio. Chiamiamolo con il suo nome. Non è follia. Non è gelosia. Non è un raptus. È il frutto amaro di un'educazione che ha fallito. Di un linguaggio che normalizza la violenza. Di un silenzio colpevole!", ha concluso il cardinale Battaglia che ha anche detto a gran voce: "Martina ora è nel grembo di Dio. Ma il suo sangue grida. E grida giustizia, grida verità, grida un cambiamento che non possiamo più rinviare. Facciamo in modo che la sua morte non cada nel vuoto. Che la sua bellezza diventi seme. Che la sua memoria diventi impegno". I funerali di Martina Carbonaro: l'ultimo saluto ad Afragola, 04_06_25 (Ansa) “Dobbiamo assumerci tutti una responsabilità collettiva”"Oggi, davanti a Martina, dobbiamo assumerci tutti una responsabilità collettiva. Oggi dobbiamo impegnarci affinché a tutti, piccoli e grandi, sia chiaro che l'amore non è possesso. L'amore non è controllo. L'amore non è dipendenza. L'amore vero rende liberi. L'amore vero non trattiene, non costringe, non punisce", ha detto visibilmente commosso l'arcivescovo di Napoli. "Se amare ti fa male, non è amore. Se per amore devi annullarti, non è amore. Se per amore arrivi a fare del male, non è amore ma solo violenza. E la violenza non è mai giustificabile" I funerali di Martina Carbonaro: l'ultimo saluto ad Afragola, 04_06_25 (Ansa) L'autopsiaL'autopsia, affidata alla dottoressa Raffaella Salvarezza, è stata effettuata ieri, nell'ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania (Napoli). Per gli esiti definitivi bisognerà attendere, ma i primi risultati confermerebbero l'ipotesi avanzata a seguito della consulenza medica preliminare: la ragazza non sarebbe morta subito, ma sarebbe stata lasciata alla sua agonia, durata svariati minuti. Le indagini devono appurare se una chiamata ai soccorsi avrebbe potuto salvarla. Sulla testa della 14enne sono state rilevate quattro ferite principali, tra la regione frontale e quella posteriore. Altri segni sono stati evidenziati sul collo, ma per adesso non è chiaro se possano essere ricondotti ad un tentativo di strangolamento.