Non è morta sul colpo e ha sofferto Martina Carbonaro, la 14enne uccisa dall'ex fidanzato 19enne Alessio Tucci in un locale abbandonato del palazzetto dello sport di Afragola, in provincia di Napoli, dove erano in corso dei lavori. Il decesso, secondo quanto emerso dall'autopsia eseguita nell'ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania, è stato preceduto da un'agonia, contrassegnata dalla sofferenza.

Ad effettuare gli accertamenti - che hanno di fatto confermato un quadro già emerso dalla consulenza medica preliminare - è stata la dottoressa Raffaella Salvarezza, nominata in mattinata dalla Procura di Napoli Nord (il sostituto procuratore Alberto Della Valle, che ha coordinato le indagini dei carabinieri). Sul cranio di Martina sono state rilevate quattro ferite principali, tra la regione frontale e quella posteriore: sul capo, infatti, si sono concentrati i colpi inferti con una pietra, solo per un abbraccio negato, da Alessio Tucci, l'ex fidanzato diciannovenne di Martina, reo confesso del femminicidio. Da una di queste lesioni c'è stata la vasta fuoriuscita di sangue che, verosimilmente, ha poi portato la giovane alla morte. Al momento non è possibile stabilire per quanto tempo, dopo l'aggressione, la 14enne sia rimasta in vita. Il quadro per determinare con assoluta certezza questa circostanza non è completo. Le informazioni a disposizione sarebbero infatti insufficienti al momento per capire se quando Tucci ha occultato il corpo, Martina fosse ancora viva. Lui agli inquirenti ha riferito che era già morta, "non respirava più". Secondo quanto si è appreso, sarà necessario attendere che tutti gli accertamenti, compresi gli esami istologici e anatomopatologici, siano disponibili, prima di pronunciarsi su questo particolare, che non appare di poco conto. Il corpo di Martina, nascosto da Tucci sotto un vecchio armadio circondato da materiale di risulta e rifiuti, è stato trovato il 27 maggio scorso, dieci minuti dopo la mezzanotte, nel corso del secondo sopralluogo degli investigatori.