E' una comunità "stordita, spezzata, incredula" - per usare le parole sferzanti dell'arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia - quella che è scesa in piazza a Afragola per dare l'ultimo saluto a Martina Carbonaro.

Per la città alle porte di Napoli è stato il giorno del dolore e del lutto. In un pomeriggio assolato, in migliaia si sono ritrovati dentro e davanti alla basilica di sant'Antonio da Padova per i funerali della 14enne uccisa dal suo ex fidanzato Alessio Tucci di 19 anni. Occhi gonfi di lacrime, volti espressione dello sgomento per una tragedia, dicono in tanti, "incomprensibile". Un lungo applauso ha salutato il feretro bianco quando è giunto davanti alla chiesa. E qualcuno dalla folla ha urlato "giustizia, giustizia". "Martina sei la figlia di tutti noi", hanno urlato alcune donne, mentre altri hanno inveito contro Alessio, l'ex della ragazzina, che da mercoledì è rinchiuso in carcere.

Ma sono state le parole pronunciate dal cardinale, che vuole essere chiamato don Mimmo, a rappresentare un duro richiamo per tutti: adulti e ragazzi, politici e rappresentanti delle istituzioni.

"Oggi, davanti a Martina, dobbiamo assumerci tutti una responsabilità collettiva. Oggi dobbiamo impegnarci affinché a tutti, piccoli e grandi, sia chiaro che l'amore non è possesso. L'amore non è controllo. L'amore non è dipendenza. L'amore vero rende liberi. L'amore vero non trattiene, non costringe, non punisce", ha detto l'arcivescovo, che ha avuto parole di conforto per Enza e Marcello, i genitori della ragazzina, "che dorme. E sarà svegliata". Rivolgendosi poi agli adulti ha proseguito: "Che mondo stiamo costruendo per questi ragazzi? Come li stiamo accompagnando a diventare uomini e donne capaci di rispetto, di tenerezza, di libertà? Non possiamo più rimandare. Non possiamo più dire 'succede agli altri'. È successo qui. A Martina. A 14 anni. E questo deve bastare".