Reti diagnostiche fragili, differenze regionali e mancanza di fondi tengono oggi lontane dagli esami di cui avrebbero bisogno per accedere alle terapie più efficaci 15500 donne. Tante infatti sono le donne in Italia con tumore al seno metastatico ormonoresponsivo e Her2-negativo per cui è indicata la biopsia liquida, un esame non invasivo che consente di individuare le mutazioni di ESR1 ed accedere così a terapie mirate. Ma solo la metà di loro riesce a farlo.

Per questo oncologi e associazioni dei pazienti oggi a Milano hanno lanciato un appello: sbloccare subito i 15 milioni già previsti dalla Legge di Bilancio 2026 all’interno del fondo da 238 milioni destinato al potenziamento della sanità. Risorse che permetterebbero di portare il test fuori dai laboratori di ricerca e dentro il Servizio sanitario nazionale, garantendolo a tutte le pazienti.

Aumentare la sopravvivenza libera da progressione del 45%

“Con l'approvazione di nuove terapie orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici positivi per i recettori degli estrogeni (ER) e negativi per HER2 - spiega Giuseppe Curigliano, Presidente Eletto dell’European Society for Medical Oncology e Professore del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università di Milano – Le mutazioni di ESR1 sono il principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia ormonale. Individuarle, dopo una progressione di malattia metastatica, significa offrire una possibilità concreta di accedere ad un trattamento efficace, che consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti”.