Un progetto ambizioso e di cuore, nato nel 2021 dall’idea di Vito Gravagno e della compagna Teresa Arnardi per riportare in vita la secolare tradizione vitivinicola di Cosio d’Arroscia, nel Ponente Ligure. E anima di questo progetto, la rinascita di un vino già citato nel 1300, il "Cosiate" a base di uve Ormeasco, che le famiglie producevano in piccoli locali seminterrati all’interno delle loro vecchie case di pietra. Un’agricoltura eroica di montagna, sostenibile e resiliente, con vigne oltre i 700 metri di altitudine affacciate sulla Valle Arroscia (sicuramente le più alte dell’Imperiese), lavorate manualmente per recuperare e ridare dignità a un territorio che da oltre mezzo secolo rischiava l’abbandono.

La vigna di partenza apparteneva alla famiglia di Vito, che qui è nato per poi spostarsi qua e là per l’Italia in qualità di consulente finanziario, mentre Teresa è una milanese doc dallo spirito indomito. È stata lei, dopo che insieme hanno dato il via ai primi esperimenti di vinificazione fatti per passione, a ispirare una progettualità seria e concreta, che ha preso forma e sostanza grazie alla collaborazione con il giovane enologo ligure Ludovico Berta, forte di diverse esperienze internazionali, che ha scelto di interpretare questi vini in chiave moderna, lasciando però spazio all’identità territoriale.