Èla vera novità della Franciacorta. L’enclave bresciana, che ha fatto della spumantistica il suo emblema, sta riscoprendo un vitigno dimenticato: l’Erbamat. Antica varietà locale, oggi torna al centro di un progetto di ricerca che ne sta analizzando le potenzialità in un contesto segnato da cambiamenti climatici e da nuove sfide produttive.
Caratterizzato da maturazione tardiva, elevata acidità naturale e buona resistenza alle alte temperature, l’Erbamat è stato individuato come possibile strumento per garantire freschezza e longevità ai vini, senza ricorrere unicamente alle varietà internazionali che tradizionalmente compongono i Franciacorta.
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Dalla vigna: 14 anni di ricerca
La sperimentazione ha preso avvio nel 2011 grazie al Consorzio Franciacorta, con i primi sovrainnesti ottenuti da gemme prelevate in vigneti storici. Da lì si sono sviluppate due linee di ricerca: da un lato il lavoro sui cloni dell’uva coordinato dal Consorzio, dall’altro l’approccio portato avanti da Berlucchi, che ha realizzato anche uno dei rari casi di sovrainnesto diretto su piede americano.






