Dai 400 ai 450 militari, due cacciamine, una nave per il sostegno logistico, un’altra nave da combattimento con funzione di “scorta”, dotata di sistemi missilistici di difesa da attacchi di velivoli, e probabilmente una copertura aerea.

Il pacchetto italiano per contribuire allo sminamento dello Stretto di Hormuz e garantire il libero transito delle petroliere è stato sostanzialmente definito ed è pronto a diventare operativo, a condizione che si arrivi alla conclusione del conflitto in Iran o, almeno, a una solida tregua.

La palla passa al parlamento Ma, prima di salpare, le navi della Marina militare dovranno anche attendere il via libera del parlamento alla richiesta del governo, che riguarderà di fatto pure i costi da sostenere.

E quello della crescita delle spese per la difesa sta diventando - insieme alle risorse da trovare per fronteggiare il “caro energia” - una delle spine nel fianco dell’esecutivo, anche a causa dell’asticella del deficit 2025 che, essendo rimasta sopra il 3% di deficit (3,1%) impedisce per il momento l’uscita dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo, con il risultato di restringere gli “spazi fiscali” utilizzabili in primis per attutire le ricadute della crisi energetica.