L’Italia con Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone ha denunciato gli attacchi contro navi commerciali nel Golfo Persico e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. I sei governi si sono detti disponibili a contribuire agli sforzi per garantire il passaggio sicuro in quell’area. «Nessuna missione di guerra - ha chiarito il ministro della Difesa Guido Crosetto -. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo».

Il Capo di Stato maggiore della Marina Bergotto: «Rischio zero su un’eventuale scorta su Hormuz non ce l’ho»

Ora il Capo di Stato maggiore della Marina militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, intervenuto mercoledì 25 marzo in audizione davanti alla commissione Affari esteri e difesa del Senato, ribadisce che un’eventuale operazione in quelle acque avrebbe i suoi rischi. «Hormuz è molto particolare - ha affermato -, ma come tutti gli stretti: 33 chilometri, di questi 33 chilometri pensate che ci sono due canali come l’autostrada, due vie, una a salire e una a uscire. Un’area del genere è facilmente bloccabile anche con un’arma portatile. Pensate agli Rpg (Rocket Propelled Grenade, armi anticarro portatili progettate per penetrare le corazze dei veicoli, ndr): uno esce con una barca di sei metri, un motore si avvicina, quindi la difesa di Hormuz non è semplice, non è assolutamente semplice, anche se riusciamo a eliminare la minaccia missilistica c’è anche una minaccia ancor più semplice. Ecco ecco perché la difesa di Hormuz non è assolutamente una cosa a rischi zero. Noi siamo in grado, abbiamo le navi che ci consentono, ma ha visto (l’ammiraglio sta rispondendo alla domanda posta da un senatore, ndr ) anche quei droni di superficie possono aiutare per cercare di interagire con la minaccia il più lontano possibile, però rischio zero su un’eventuale scorta su Hormuz non ce l’ho, cosa che ce l’ho invece nel Mar Rosso, perché quello con distanze più elevate, con la facilità di vedere se effettivamente qualcuno con una barca esce e poter intervenire su Hormuz viste le distanze non ce l’ho».