Chiamato anche Ccr, Closed Circuit Rebreather: un sistema «a circuito chiuso» che offre molti vantaggi rispetto alle classiche bombole da immersione ricreative. Anche la complessità però è elevata: serve un addestramento specifico e una grande disciplina nell'usare il rebreather

Nelle operazioni di recupero in corso alle Maldive, la parola «rebreather» torna continuamente nei comunicati di Dan Europe (Divers Alert Network Europe, l'organizzazione internazionale specializzata nella sicurezza e nell’assistenza medica per i subacquei). È il sistema usato dai tre specialisti finlandesi impegnati nelle immersioni nella grotta sommersa dove sono morti i sub italiani. Un dettaglio tecnico non secondario, visto che in missioni così delicate il tipo di autorespiratore cambia il modo in cui si affronta un’immersione.Un altro modo per chiamare il rebreather è Ccr, Closed Circuit Rebreather: il nome rivela dunque che che si tratta di sistema «a circuito chiuso», diverso dalle classiche bombole da sub ricreativo che tutti hanno in mente, anche coloro che non si immergono.

Come funziona il circuito chiusoIn un sistema tradizionale a circuito aperto, il sub inspira il gas dalla bombola ed espira direttamente in acqua: le bolle che salgono verso la superficie sono proprio il gas espulso.Il rebreather lavora in modo opposto: recupera il gas espirato, elimina l’anidride carbonica attraverso un filtro chimico assorbente (lo scrubber) e reintegra automaticamente l’ossigeno consumato dal corpo. Il risultato è che il gas viene riciclato continuamente.