Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist sono arrivati ieri mattina alle Maldive, dopo un lungo viaggio dalla Scandinavia. Si sono subito confrontati con la Guardia costiera locale, che fino a sabato ha eseguito le ricerche e purtroppo ha perso un uomo durante le immersioni. I tre finlandesi hanno preparato le attrezzature necessarie per una missione che scenderà anche a 70 metri, dentro le grotte dell’atollo di Vaavu dove, presumibilmente, ci sono ancora i corpi di quattro dei cinque sub italiani morti giovedì scorso.

Gli strumenti Coordinati dalla Fondazione Dan (Divers Alert Network) Europa, che ha sede anche a Roseto degli Abruzzi e che può mobilitare i migliori speleosub del mondo, i tre esperti hanno portato gli strumenti necessari. Altri sono stati messi a disposizione da alcuni specialisti italiani che vivono alle Maldive: avranno il supporto degli “scooter”, dei veicoli a propulsione subacquea, che assomigliano a piccoli siluri, con notevole autonomia, ai quali i tre sub potranno affidarsi per vincere le correnti. Si parla anche di droni subacquei. Useranno i rebreather a circuito chiuso che, al contrario degli erogatori tradizionali, riciclano il gas espirato dal sub: questo consente di restare più a lungo sott’acqua. Inoltre, in questi casi si ricorre al Trimix, una miscela di tre gas composta da ossigeno, elio e azoto. Il filo d'Arianna Naturalmente si aiuteranno con il filo d’Arianna, che consente di non perdere l’orientamento e di ritrovare l’uscita. Appare molto probabile che i cinque sub italiani non lo avessero con loro. I tre finlandesi rappresentano l’élite per questo tipo di operazioni. Il leader del gruppo è Sami Paakkarinen, 52 anni, subacqueo tecnico di livello mondiale, molto popolare in Scandinavia: fu protagonista di una missione segreta (e non autorizzata) in Norvegia per recuperare i cadaveri di due amici morti all’interno di alcune grotte: su questa storia è stato realizzato il docufilm “Diving into the Unknown”. A quella missione partecipò anche un altro componente del team giunto alle Maldive, Patrik Grönqvist, 55 anni, vigile del fuoco e tra i migliori nella speleosubacquea. Il team è completato da una donna, Jenni Westerlund, 47 anni, considerata un’eccellenza nel settore. Dice Laura Marroni, Ceo di Dan Europe: «Una delle nostre priorità è stata supportare queste operazioni mettendo in campo le migliori persone, le attrezzature più adatte e il massimo livello di coordinamento».Errori Alle Maldive ci sono feroci polemiche contro il governo per non avere atteso l’arrivo di un team specializzato e avere fatto immergere i sub della Guardia Costiera che, per quanto molto preparati e coraggiosi, non avevano l’attrezzatura necessaria. Uno di loro, purtroppo, è morto. Maldives Independent riporta le dichiarazioni di Shafraz Naeem, ex sommozzatore militare che ora lavora come consulente per le Forze di Difesa Nazionali delle Maldive e per la polizia. Proprio lui addestrò Mohamed Mahudhee, il sergente maggiore morto durante le ricerche sabato scorso. Naeem dice chiaramente: «Non sarebbero dovuti andare. Hanno utilizzato aria compressa normale. Non sono addestrati per questo tipo di operazioni. Hanno dei rebreather di una delle migliori marche al mondo donati dal governo giapponese. Ma si stanno ancora addestrando per usarli: non possono scendere sotto i 40 metri. Quindi non li hanno usati. Non sono addestrati per le immersioni con miscele di gas a circuito aperto, quindi hanno usato aria compressa normale. E non sono addestrati per entrare in grotta. Non sto dicendo che i sommozzatori delle Forze di Difesa Nazionali delle Maldive siano incapaci. Sono capaci, sono molto bravi. Lo so. Ho addestrato Mahudhee. Sto dicendo che non avrebbero dovuto andare». Naeem parla anche dell’immersione in cui hanno perso la vita Monica Montefalcone, Giorgia Soccamal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti (il suo è l’unico cadavere recuperato): «Non avevano un permesso per immergersi a profondità superiori ai 30 metri». Il portavoce del governo delle Maldive spiega alla Cnn: «Il sub militare morto era uno degli esperti con maggiore esperienza, questo dimostra quanto sia difficile questa immersione. Era sceso con un partner come da protocollo e stava tornando in superficie quando il compagno ha capito che c'era qualcosa che non andava e, con gli altri del team, si è rituffato per cercare di salvarlo». Ieri sera all’aeroporto di Malpensa, dopo uno scalo a Dubai, sono arrivati gli altri venti italiani che erano sullo yacht Duke of York. «Siamo stanchi, molto provati» hanno detto.