Redazione
19 maggio 2026 12:01
La ciclovia in via Tadolini, alla rotatoria Malaguti zona Barca. Foto: Associazione Salvaciclisti
È durata poco la pista ciclabile intorno alla rotatoria Malaguti, in via Tadolini nel quartiere Barca. Nei giorni scorsi sono iniziati i lavori per rimuovere il tratto di ciclovia protetto da un cordolo, costruito tra febbraio e marzo e non ancora collaudato.Ciclabili strette, incroci pericolosi e pochi controlli: il nostro test nei punti più critici per chi pedalaIl motivo sarebbe attribuibile al fatto che la corsia riservata alle bici aveva causato un restringimento dello spazio a disposizione degli automobilisti, causando un ingorgo all'altezza dell'accesso all'Asse attrezzato, una delle principali arterie stradali usate per accedere alla Tangenziale e all'Autostrada.Registrati alla sezione Dossier BolognaTodayUn “segnale di gravissima incoerenza” che “dà un messaggio molto pericoloso: chi pedala in strada è sacrificabile”, è l'accusa dell'associazione Salvaciclisti di Bologna. Che non nasconde la preoccupazione: “La Ciclovia del Sole è un'infrastruttura di rilievo europeo finanziata con fondi Pnrr. Declassarne la protezione fisica a una mera striscia di vernice sull'asfalto, in una zona così delicata ci sembra incompatibile. È un compromesso al ribasso che espone pedoni e ciclisti a rischi reali, in una zona già critica come l'uscita dalla rotonda Malaguti e ci sembra un cattivo esempio su come utilizzare i fondi pubblici”, prosegue l'associazione nel comunicato stampa.In quel tratto la carreggiata “incoraggia velocità elevate e sorpassi pericolosi, ben oltre i limiti e le regole del Codice della strada, anche in presenza di un attraversamento ben segnalato: il cordolo - secondo Salvaiciclisti - era l'unico deterrente tecnico efficace per garantire la sicurezza degli utenti vulnerabili. Toglierlo significa tornare deliberatamente a una condizione di pericolo già nota e segnalata”.Allo stesso tempo, “denunciamo la totale mancanza di confronto: un cambio di rotta così repentino, avvenuto senza informare la Consulta della bicicletta e le associazioni di categoria, calpesta ogni principio di partecipazione”, manda a dire Salvaiciclisti. Bologna, conclude il comunicato, “non può dichiararsi ‘Città 30’ e poi avanzare come un gambero, facendo un passo avanti e due indietro, sulla pelle dei cittadini. Non possiamo accettarlo: la posta in gioco è troppo alta”.Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaToday












