Redazione
19 maggio 2026 10:11
Il tribunale di Siena ha assolto i due giovani schermitori italiani accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di Fernanda Herrera, sciabolatrice di origine messicana della nazionale uzbeka. I fatti contestati risalivano all'agosto del 2023, durante un ritiro federale a Chianciano Terme, quando l'atleta era ancora minorenne.La sentenza di primo grado, che ha scagionato i due sportivi, Lapo Pucci, milanese di 23 anni ed Emanuele Nardella, 25 anni (all'epoca sospesi in via cautelare dalla federazione), ha suscitato la reazione dolorosa della giovane, scoppiata in lacrime all'interno dell'aula di giustizia prima di affidare uno sfogo durissimo ai giornalisti.Le parole dell'atleta: "Ho lottato per la mia giustizia"Uscita dal tribunale, Fernanda Herrera ha deciso di rompere il silenzio e mostrare il proprio volto dopo anni di anonimato protetto: “Mi chiamo Fernanda Herrera, sono sciabolatrice messicana, sono venuta in Italia per allenarmi per le Olimpiadi di Los Angeles. Ero qua con mia mamma e con la sicurezza che avrei potuto trovare un futuro in questo Paese, ma per sfortuna mi sono trovata con le peggiori persone che potessero esistere a questo mondo”.“Io - ha proseguito - non ho mai voluto far vedere la mia faccia in questi tre anni in cui ho sofferto questa cosa, ma sono stanca e mi farò vedere perché sono orgogliosa di me. Ho lottato per le mie medaglie e ho lottato per la mia giustizia: non mi fermerò mai”.L'atleta ha poi sottolineato la natura sistemica del problema: “Ci sono tanti casi nello sport e nel mondo in cui vogliono silenziare le donne. Questo non può più succedere. Prometto che andrò fino alla fine, sono qua per tutte quelle che hanno sofferto una cosa del genere”. Il suo legale, l'avvocato Luciano Guidarelli, ha già annunciato il ricorso in appello non appena saranno depositate le motivazioni del verdetto.La difesa dei due schermitori: “Nessun elemento di reato”Di orientamento diametralmente opposto la lettura dei legali dei due imputati, che si sono detti soddisfatti per l'esito del dibattimento."Questi processi lasciano un amaro in bocca per tutti, è un problema più socio-culturale, sono tutti ragazzi giovanissimi - ha commentato l'avvocato difensore Enrico De Martino - . C'è un problema di registri comunicativi, non sono forniti di strumenti adeguati per comprendersi a vicenda. Non esiste alcun elemento di reato".La protesta delle associazioni: "Crediamo a Fernanda"La sentenza ha sollevato immediate reazioni anche nel mondo dell'attivismo contro la violenza di genere. Elisa Ercoli, presidente dell'associazione Differenza Donna, ha espresso totale solidarietà alla schermitrice, sollevando il caso a livello politico: “Siamo al fianco di Fernanda Herrera e crediamo fermamente alla sua versione dei fatti. Una versione che ci spinge ad avere ancora più determinazione nella mobilitazione permanente contro il Ddl Bongiorno, un testo che non accetteremo mai perché costringe la vittima a dimostrare la propria 'non disponibilità', invece di riconoscere la responsabilità di chi stupra”.Ercoli ha concluso richiamando la necessità di educare i giovani al principio del consenso preventivo: “I giovani maschi devono imparare a rinnegare il privilegio patriarcale del possesso. Quando si prescinde dall'altra è stupro e allora, come ci insegna il caso Pelicot, la vergogna deve cambiare lato”.










