Una percentuale crescente delle zecche presenti in Trentino, così come in altre zone vicine, sono vettori di malattie serie, come la subdola e grave malattia di Lyme, che può manifestarsi sotto varie forme, o la Tbe (encefalite da zecca) che dà sintomi forti similinfluenzali. Su vari fronti le sitituzioni di ricerca e sanitarie sull'arco alpino hanno intensificato negli ultimi anni le indagini su questo parassita che rappresenta un pericolo da non sottovalutare, ma che spesso non è abbastanza conosciuto dalla popolazione residente o dai turisti.
«Attualmente la percentuale di zecche infette con borreliosi di Lyme o altri virus è di circa il 25%, in aumento rispetto agli anni scorsi che era del 20%. Stabile invece il dato sull'encefalite da zecca, con lo 0,5% di zecche infette», ha spiegato la dottoressa Annapaola Rizzoli, responsabile dell'unità di ricerca di ecologia applicata della fondazione Mach, intervenendo poche settimane fa a un convegno organizzato al Muse dagli Ordini professionali dei medici, degli infermieri, dei farmacisti e dei veterinari su "Zoonosi emergenti e riemergenti. Gli effetti dei cambiamenti climatici e della globalizzazione".
La prevenzione deriva soprattutto dall'evitare il morso, secondariamente da una rapida e corretta asportazione del parassita dalla pelle, quindi da un monitoraggio attento dell'evoluzione del morso e aree cutanee vicine, oltre che di eventuali sintomi.Per non essere vittime delle zecche l'importante è evitare contatti diretti con vegetazione che potrebbe essere infestata, specie nel periodo tardo-primaverile ed estivo. Evitare di camminare e soprattutto di sostare in punti a rischio, come nell'erba alta o sotto cespugli.











