a

In attesa di conoscere con maggior chiarezza i motivi che hanno spinto Salim El Koudri a compiere il suo gesto efferato, è bene dare le coordinate storiche di questo tipo di attacco contro la popolazione civile. Negli ultimi anni, le immagini di camion che sfrecciano tra folle in festa sono diventate un incubo ricorrente dell'era del terrorismo globale. Non bombe sofisticate né armi da fuoco costose, solo un veicolo comune, guidato da un uomo solo, che basta a seminare morte e distruzione. Gli attacchi car ramming o vehicular ramming attacks rappresentano l'evoluzione più crudele della guerra asimmetrica. Economici, accessibili e difficili da prevenire, sono diventati l'arma preferita del jihadismo contemporaneo. Incidenti isolati di follia al volante si registrano fin dagli anni Sessanta: un autista di bus a Taipei nel 1964, una donna cecoslovacca a Praga nel 1973. Ma nel contesto del terrorismo politico, il fenomeno esplode in Israele. Già dalla fine degli anni Ottanta (e poi con maggiore sistematicità nei Duemila) militanti palestinesi, spesso legati ad Hamas o alla Jihad islamica, usano auto, bus e bulldozer contro soldati e civili. Il primo episodio documentato risale al 18 febbraio 1987: a Nablus, Samir Ibrahim Harisha lancia la sua Mercedes contro una pattuglia dell’Idf, uccidendo un soldato. È l’inizio di una serie sporadica che si intensifica durante la Seconda Intifada.