L’attacco in via Emilia replica fedelmente il modello vehicle-ramming + arma da taglio sistematizzato dall’Isis. La patologia psichiatrica del responsabile non dissolve la questione: i “lupi solitari” non ricevono ordini, imitano un’estetica della violenza che il terrorismo ha reso disponibile come schema d’azione. L’analisi di Alberto Pagani, professore di terrorismo internazionale, Università di Bologna
Il pomeriggio del 16 maggio 2026 una Citroën C3 ha percorso via Emilia Centro a Modena ad almeno cento chilometri orari, puntando deliberatamente i marciapiedi affollati di un sabato di sole. Otto feriti, quattro in condizioni gravi, due donne con le gambe amputate. Dopo lo schianto contro la vetrina di un negozio di abbigliamento, il conducente è sceso impugnando un coltello da venti centimetri e ha aggredito chi tentava di fermarlo, prima di essere immobilizzato da quattro cittadini — due di nazionalità egiziana — e consegnato alla polizia. Si chiama Salim El Koudri, trentun anni, italiano di origine marocchina, laureato in economia, disoccupato, residente a Ravarino. Non aveva precedenti penali. Era negativo all’alcoltest e alle sostanze stupefacenti. Aveva, secondo il sindaco Massimo Mezzetti, una storia di cure psichiatriche per disturbi di tipo schizoide, poi era “sparito dai radar”.










