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Secondo i dati del Divers alert network la maggior parte degli incidenti subacquei in ambienti ostruiti non avviene per malfunzionamenti dell'attrezzatura, ma a causa di questo particolare fenomeno, in grado di trasformare l'ambiente in una trappola senza uscita

Cosa è successo in quella grotta? Mentre proseguono le operazioni di recupero di quattro dei cinque sub italiani morti alle Maldive, proseguono anche le indagini per chiarire cosa sia accaduto durante la tragica l'immersione nelle acque di Alimathaa, nell'atollo di Vaavu. Al momento ogni pista rimane aperta, dall'errore umano al guasto dell'attrezzatura, ma c'è un particolare fenomeno, temuto da chiunque si avventuri nel mondo della speleologia subacquea, il cosiddetto "silt out".

Secondo il Divers alert network (Dan), che ogni anno realizza dei report sugli incidenti subacquei e in ambienti ostruiti, la maggior parte dei decessi nelle grotte non avviene per problemi tecnici alle bombole, ma proprio dal disorientamento causato da questo particolare effetto, in grado di trasformare l'ambiente in una trappola senza uscita. Di cosa si tratta? Il termine "silt out" viene utilizzato per descrivere il fenomeno fisico che si verifica quando i finissimi sedimenti che nel corso dei millenni si sono depositati sul fondo e sulle pareti di una grotta, vengono bruscamente sollevati, disperdendosi nell'acqua circostante. All'interno delle cavità marine non arrivano le correnti in grado di "ripulire" l'ambiente, con il risultato che queste particelle di fango, argilla o polvere calcarea rimangono sospese, trasformando istantaneamente l'acqua cristallina in un muro di nebbia densa, lattiginosa e impenetrabile.