Con l’ultima giravolta, il governo ha cambiato idea tre volte sul divieto di accesso ai social network da parte dei minori, con l’asticella da fissare tra i 14 e i 16 anni. Intanto i genitori chiedono misure urgenti per affrontare un tema di salute pubblica, con la class action contro Meta e TikTok aperta il 14 maggio. Il giorno dopo è arrivata la retromarcia di palazzo Chigi: fonti di governo hanno lasciato trapelare all’Ansa la volontà di concedere campo libero al Parlamento, per approvare una legge. Ma solo un mese prima l’esecutivo aveva garantito il suo intervento con un giro di vite imminente, a furor di popolo sull’onda dei fatti di Trescore. Ovvero la prof accoltellata a scuola da uno studente 13enne, descritto dalla vittima come “confuso, trascinato e indottrinato dai social”.
Il ddl congelato, Floridia (M5s): “Governo fonda il suo consenso sugli algoritmi social e non vuole inimicarsi le piattaforme”
Anche il ministro Giuseppe Valditara aveva additato le piattaforme: “Episodi di violenza come quello di Bergamo scontano l’influenza negativa dei social, lo dimostrano diversi studi internazionali”. Dunque il ministro aveva esortato ad “accelerare” sul divieto per i minori. Peccato che il disegno di legge n. 1136, firmato dalla meloniana Lavinia Mennuni, giacesse in Commissione al Senato dal 21 ottobre 2025, inspiegabilmente congelato dal governo per quasi sei mesi. Valditara aveva giustificato lo stop citando “motivi tecnici legati alla riservatezza”, incassando subito la smentita del Garante della privacy: con il comunicato del 30 marzo l’Autorità sottolineava di essere stata “coinvolta dal governo” “nella risoluzione delle criticità”; infatti il testo giunto in Commissione “ha recepito le indicazioni formulate”. Dunque il ddl si è impantanato “per ragioni che non risultano note al Garante”. Il Partito democratico e il Movimento 5 stelle invece hanno le idee chiare: Meloni avrebbe elargito un dono per Donald Trump e Big Tech, mettendo in freezer la legge firmata anche da Fratelli d’Italia e sostenuta dalle opposizioni. Alla faccia del governo sovranista al servizio delle famiglie. Non sarebbe il primo “beau geste” verso la Casa Bianca: la premier si era già espressa contro la web tax durante il negoziato sui dazi tra l’Europa e Trump. “Il governo sostiene il suo consenso anche grazie alle scelte algoritmiche di alcuni social, inoltre assecondare i colossi digitali vicini al presidente Usa rientra nelle metriche della Meloni”, dice la pentastellata Barbara Floridia a ilfattoquotidiano.it. Concludendo: “Ecco perché il governo non ha alcun interesse a promuovere provvedimenti per la tutela dei cittadini rispetto alle piattaforme”. Ma le associazioni dei genitori hanno fretta: “Non è solo un tema tecnologico, ma di salute pubblica per la tutela dei minori, i rischi per la dipendenza social vanno affrontati subito”, ammonisce il direttore del Moige Antonio Affinita, interpellato da ilfattoquotidiano.it.







