L’impatto della crisi geopolitica internazionale si abbatte pesantemente sulle tasche dei cittadini, ridisegnando la mappa del costo della vita in Italia. A lanciare l’allarme è l‘Unione Nazionale Consumatori, che ha elaborato gli ultimi dati Istat per analizzare il cosiddetto “Effetto Iran”. Lo studio mette sotto la lente d’ingrandimento le tre voci che hanno subito i rincari maggiori: l‘energia (elettricità e gas), i trasporti (carburanti) e i prodotti alimentari. Se in termini di spesa assoluta le famiglie del Nord pagano il conto più salato a causa di un costo della vita storicamente più alto, dal punto di vista della crescita percentuale dei prezzi è la Calabria a subire la batosta peggiore a livello nazionale.
Il primato negativo dell’inflazione: Cosenza e Reggio sbaragliano l’Italia
I dati emersi dalla classifica generale non lasciano spazio a interpretazioni. Cosenza e Reggio Calabria conquistano la maglia nera assoluta a livello nazionale, registrando l’inflazione annua più elevata del Paese. “L’inflazione più elevata d’Italia si registra nel Sud. Al primo posto si piazza Cosenza ex aequo con Reggio Calabria, ambedue con un tasso record del più 4%“, spiegano gli esperti dell’Unione Nazionale Consumatori. Un dato che supera di gran lunga la media nazionale del +2,7% e che batte persino città tradizionalmente carissime come Macerata (+3,7%) e Rimini (+3,6%). Per fare un confronto, Bolzano si ferma a un tasso del +3,4% (anche se la spesa totale aggiuntiva per famiglia lì tocca i 1128 euro annui), mentre Catanzaro mostra una tenuta migliore, posizionandosi a metà classifica con un più 2,9%.











