Redazione

18 maggio 2026 10:09

Una gita scolastica (foto Today)

Con l’arrivo della primavera per molte classi delle scuole, in particolare medie e superiori, è arrivato il momento di partire per il classico viaggio d’istruzione che non è solo una opportunità di divertimento, ma soprattutto una tappa importante per la maturazione e la crescita degli alunni. E' per questo che organizzare un viaggio d’istruzione e scegliere la meta non è mai semplice.Lo afferma Guido Leone, già dirigente tecnico Usr Calabria che aggiunge: "Il problema, per gli scolari di oggi, è che se ne fanno sempre meno. Le gite scolastiche, anche per le scuole reggine e calabresi, stanno diventando merce rara. L’edizione 2026 dell’Osservatorio Gite Scolastiche del portale Skuola.net fotografa un trend di crescente rinuncia al viaggio d’istruzione con pernottamento: il 44% degli studenti non prenderà parte all’uscita didattica fuori sede.Tra i motivi principali figurano la indisponibilità dei docenti accompagnatori, i costi ritenuti eccessivi, i problemi di disciplina degli studenti e la scelta volontaria di evitare la convivenza prolungata con i compagni di classe. Il 66% del campione risulta invece orientato alla partenza: di questi, il 34% partirà entro la fine dell’anno scolastico, mentre il 22% ha già effettuato il viaggio nei mesi precedenti.A frenare i viaggi è pure il peso delle complessità burocratiche nonché delle difficoltà economiche: il 29% degli studenti che non partiranno segnala che la scuola non ha potuto organizzare un viaggio di istruzione per via degli elevati costi oppure perché non si è raggiunto un numero di partecipanti adeguato. Guerre e tensioni internazionali, al contrario, pesano solo per un modesto 2% nella lista dei colpevoli".Continua Guido Leone: "Ma come detto la scuola non riesce spesso ad organizzare i viaggi anche perché mancano i docenti accompagnatori per i quali non è obbligatorio partecipare.Le responsabilità sono estese e il riconoscimento economico e professionale è praticamente inesistente. Vigilare davvero, per una intera giornata fuori sede con adolescenti, richiede energie e impegno che andrebbero riconosciuti, non dati per scontati. Sul fronte delle mete scolastiche, il 60% degli studenti rimane in Italia, con una leggera flessione rispetto all’anno precedente".Le mete"Le città d’arte italiane si confermano le destinazioni preferite: Firenze guida la classifica con il 13% delle preferenze, seguita da Roma (12%) e Napoli (11%); a seguire si collocano Torino, Palermo e Bologna. Le regioni più deboli, quasi mai indicate come meta principale di un viaggio di istruzione con pernottamento, sono Calabria, Molise e Abruzzo. Le mete estere registrano una crescita significativa, passando dal 35% al 40% delle preferenze in dodici mesi.Tra le capitali europee, Vienna si posiziona al primo posto con il 9%, seguita da Berlino e Atene, entrambe all’8%; Praga, Barcellona e Budapest completano il quadro delle destinazioni internazionali più scelte. La crescita dell’interesse per l’estero suggerisce una progressiva diversificazione delle proposte nelle programmazioni didattiche degli istituti secondari.E qui - sottolinea Leone - veniamo alla nota dolens. Non si riesce ad invertire una tendenza che costantemente vede la Calabria, pur con i nostri luoghi ricchi di storia e quant’altro, baipassata dalle scolaresche del nord.Ma è anche stupefacente verificare che gli studenti calabresi sconoscono per la maggior parte di loro la Calabria nel suo vasto variegato patrimonio, naturale, storico, architettonico. Un invito che ancora oggi va rinnovato alle istituzioni scolastiche della regione affinché favoriscano sempre più gite e viaggi d’istruzione nelle varie località calabresi.Anche se da qualche anno la Regione Calabria nei finanziamenti Fesr-Fse ha inserito una dotazione finanziaria complessiva di 12 milioni distribuita su tre annualità per la promozione di un turismo identitario e culturale come strumento di crescita socioeconomica e valorizzazione del territorio calabrese.Le gite vanno orientate verso percorsi naturalistici, culturali e artigianali, spesso tra le Serre e i parchi regionali che anche, da parte loro, offrono contributi alle scuole che decidono di scegliere quei territori per le gite di istruzione. In tal senso può venire incontro una legge regionale più puntuale e, direi, più rigorosa in termini di vincoli per l’erogazione del supporto finanziario per quelle scuole che inseriscono nei loro programmi attività mirate o scambi culturali all’interno della regione e si impegnino a restituire in termini di elaborazione culturale il frutto dell’esperienza realizzata.Una normativa premiale in questo senso potrà essere vincolata per esempio alla validità di una ricerca, di un particolare impegno, di una significativa testimonianza di impegno presentata dalle scuole e che si intende realizzare in quella determinata parte del territorio.Dobbiamo quindi avere il coraggio di dare al turismo scolastico un senso più profondo e strutturato. Ma bisogna avere anche un altro coraggio: certificare la validità delle gite scolastiche".