INVIATA A MODENA. Dalla sua cella nel carcere di Modena Salim El Koudri fa tre richieste, tramite l’avvocato che lo assiste Fausto Giannelli. Vorrebbe un pacchetto di sigarette, una Bibbia e poter parlare con un prete. «Io sono pronto ad incontrarlo», risponde subito Monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena e vice presidente Cei. «Cosa gli direi? Innanzitutto, ascolterei lui». Il 31enne, di origine bergamasche e figlio di genitori marocchini, sabato pomeriggio si è lanciato con una Citroen grigia a tutta velocità sulla via Emilia, attentando alla vita di tantissimi cittadini. Da quel giorno è in isolamento nell’istituto penitenziario, accusato di strage e lesioni aggravate dall’uso di arma. Dopo essere rimasto chiuso nel silenzio per ventiquattro ore, ha espresso dei bisogni che appaiono singolari perché, da quanto ha raccontato chi lo conosce, Salim non è credente. Non andava in moschea, non faceva il Ramadan. A differenza della sua famiglia, non frequentava neanche la comunità islamica locale di Ravarino, il paese dove viveva. Non risulta battezzato e neppure un praticante cattolico. Eppure, appena ne ha la possibilità, non chiede di incontrare i genitori, la sorella o qualche amico, ma pare cercare un conforto spirituale.