Variety pubblica in apertura un editoriale di Vin Diesel che è insieme una memoria personale e una dichiarazione d’amore per il cinema popolare. L’attore ripercorre il suo debutto al Festival di Cannes nel 1995 con il cortometraggio Multi-Facial, il successo della saga di The Fast and the Furious e il legame umano e artistico costruito negli anni con collaboratori, amici e con il compianto Paul Walker. Ma soprattutto difende l’idea che il cinema popolare non sia una forma “minore” d’arte, bensì il modo più antico e universale di raccontare storie a una comunità.Vin Diesel collega l’origine del cinema al proprio percorso, partendo dal famoso episodio dei fratelli Lumière che filmarono l'arrivo di un treno in stazione nel 1895: la reazione del pubblico dimostrò che una pellicola può creare un’esperienza condivisa. Il suo inizio fu Multi-Facial: venti minuti di cortometraggio, nessun ruolo, pochi soldi e un viaggio a Cannes con un amico. Nel 1995, mentre il festival celebra il centenario del cinema, Cannes accolse comunque quel film. Diesel ha passato decenni cercando di essere all’altezza di quella fiducia.Tornato quest'anno sulla Croisette, Diesel ha visto The Fast and the Furious riconosciuto come Cannes Classic. Riflette sul valore della parola “classico”: oggi le condizioni che la rendono possibile, pazienza, ampiezza, attenzione condivisa, si stanno erodendo. Quando Cannes attribuisce quel titolo, la parola recupera il suo peso.Per lui, il primo episodio della saga ricordò a Hollywood che il cinema popolare, fatto con passione, è l’arte nella sua funzione più antica: “la storia raccontata all’intera comunità”.Diesel dedica parole di riconoscenza a Paul Walker, la cui memoria è stata onorata anche grazie alla presenza della figlia Meadow, seduta accanto a lui durante la proiezione; a Donna Langley, produttrice della saga; e a Thierry Frémaux, che gli ha detto che il festival lo considera “parte del DNA di Cannes”, definendolo "un figlio di Cannes".