Se c’è un appuntamento capace di raccontare lo stato di salute del vino siciliano, anticipare tendenze nazionali e tenere il polso dei mercati internazionali, quello è Sicilia en Primeur. La ventiduesima edizione, appena conclusa a Palermo, arriva in un momento complesso per il vino: consumi più prudenti, mercati resi guardinghi dall’incertezza sui dazi e giovani lontani dalla routine tradizionale del mondo del vino.
Narrazione
Come si racconta oggi il vino senza ridurlo a numeri, schede tecniche e muscoli commerciali? E ancora, come si intercettano nuove fasce di consumatori? La risposta, secondo Assovini Sicilia, passa dall’enoturismo, tema centrale, che ha già portato nel capoluogo oltre cento giornalisti stranieri, dodici tour operator, cinquantasei aziende e cinque giornate di degustazioni, incontri e visite.
Al Real Albergo delle Povere di Palermo, luogo di grande valore storico allestito per accogliere i banchi d’assaggio, sono passate oltre quattrocento etichette, mentre la vendemmia 2025 è stata presentata come l’anno della fiducia e della qualità ritrovata. Il cuore dell’edizione sta nelle parole di Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia, sentita in esclusiva sulle sfide che dovrà affrontare il mondo del vino. “Oggi l’enoturismo in Sicilia è un unicum perché è capace di mettere insieme tutti gli elementi tipici dell’isola: la cultura, la varietà della produzione vinicola e la diversità dei paesaggi. Per questo, occorre una strategia che possa delineare un modello che non sia semplicemente una leva per il marketing, ma un progetto con una visione ben precisa che coinvolga le cantine e tutto il territorio. Penso che la Sicilia vitivinicola sia giunta oggi ad una maturità manageriale e produttiva in grado di rivolgersi ai prossimi obiettivi che riguardano anche e soprattutto l’enoturismo”.







