Doveva essere un’inchiesta mirata, sulle eventuali “criticità” di una specifica ordinanza. E invece l’ispezione del ministero della Giustizia sul caso della famiglia nel bosco, feticcio anti-giudici del governo di destra, sta andando molto oltre, trasformandosi in una sorta di commissariamento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Anche se la verifica si è conclusa ormai da due mesi, infatti, il dicastero guidato da Carlo Nordio continua a voler “monitorare l’andamento del procedimento e il contenuto dei successivi provvedimenti”, nonché “acquisire atti istruttori“, come la perizia sulla coppia anglo-australiana. A denunciarlo è la neo-presidente del Tribunale abruzzese, Nicoletta Orlandi – ex deputata di Pci e Pds – che lunedì ha scritto al Consiglio superiore della magistratura chiedendo con “urgenza” di sapere se le pretese di via Arenula “rientrino nel potere ispettivo riservato al ministro”. L’oggetto dell’ispezione, ricorda la giudice, era “limitato all’ordinanza in data 6 marzo 2026” con cui i tre figli della coppia erano stati allontanati dalla madre, Catherine Birmingham, e trasferiti in una nuova casa famiglia. Nonostante ciò, segnala, nelle settimane successive dal ministero è proseguita una “continua richiesta di informazioni e documentazione“, culminata in una nota di venerdì scorso con cui la direttrice dell’Ispettorato, Monica Sarti, ha chiesto “il cortese invio” a Roma “di copia di tutti gli atti intervenuti” nel procedimento “successivamente al 17 marzo”, cioè al giorno dell’accesso degli ispettori all’Aquila.