di
Marianna Peluso
La studentessa veronese di veterinaria si è iscritta tra i donatori quattro anni fa. Nel 2025 la chiamata - rarissima - per la compatibilità genetica: «La carica che ti dà fare il prelievo è incredibile»
«Se io mi trovassi in una situazione del genere, vorrei davvero che qualcuno mi aiutasse. Quindi mi sono detta: perché non potrei essere io quella persona?». Alessandra Colpo ha 22 anni, vive a Cicogna, frazione di Roveredo di Guà, nel Veronese, e studia Medicina veterinaria a Padova. Il 9 marzo scorso, al Centro trasfusionale di Verona, quella che era solo un’iscrizione al registro dei donatori fatta a 18 anni si è trasformata nella donazione di midollo osseo (utile per la cura di gravi malattie del sangue come la leucemia) a uno sconosciuto. Trovare un «gemello genetico» fuori dalla cerchia dei familiari è un evento rarissimo, quasi un miracolo statistico che ha reso questa studentessa l'unica speranza per un paziente dall’altra parte del mondo.
Il papà donatore, la storia del nonnoUn percorso che per Alessandra ha radici lontane. Fin da piccola ha respirato un clima di attenzione al dono: il padre Attilio è donatore di sangue, così come lo zio e il nonno materno Claudio Cenci. Proprio i racconti del nonno, legati al compagno di squadra Franco Padovan, morto di leucemia nel 1998 perché nessuno degli amici era risultato compatibile, hanno segnato la sua sensibilità. E l'impulso decisivo è arrivato tra i banchi dell’istituto tecnico Dal Cero di San Bonifacio: mentre frequentava l'indirizzo di Chimica e Biotecnologie sanitarie, Alessandra ha partecipato a diversi incontri formativi e campagne di sensibilizzazione: «Ne ho sempre sentito parlare e mi sono informata, così appena maggiorenne ho deciso di aderire».







