Chi era David Bowie? La sua immagine e la sua musica hanno avuto il destino di orbitare intorno ai termini “camaleonte”, “trasformismo”, “reinvenzione”. Ma quello che Bowie: The Final Act, il nuovo documentario del regista Jonathan Stiasny, tenta di restituire è la versione umana di un artista che non ha semplicemente tentato di cambiare la forma della sua musica, ma ha provato, in maniera del tutto terrena, a darsi un senso come artista e come uomo.

Così il film, che sarà disponibile per soli tre giorni, il 25, 26 e 27 maggio, in 100 cinema su tutto il territorio nazionale grazie alla distribuzione curata da Madison Pictures, esplora tutta quella parte intima e mutevole di un artista che ha voluto in ogni modo separarsi dalla figura della pop star per abbracciare quella dell’artista.

David Bowie, un uomo chiamato desiderio

Nel 2016 la morte di David Bowie non sembra una fine. In quell’ultimo album, Blackstar appunto, diventa un buco nero: nel suo “orizzonte degli eventi” il tempo e lo spazio si distorcono a tal punto che presente, passato e futuro trovano una sintesi. Bowie, quel giorno, trasforma la propria scomparsa in un sublime atto creativo: non la narrazione della malattia e della morte, ma della propria malattia e della propria morte.