Calzante è la scelta di un titolo come “The Final Act”, essendo la vita di Bowie – dal periodo di Ziggy Stardust a quello del Duca Bianco, sino ad anni epocali come quelli della trilogia berlinese – facilmente, anche volutamente, divisibile in capitoli. Con l’ultimo dei quali a venire preso in considerazione dalla pellicola dell’inglese Jonathan Stiasny, in programma a Seeyousound domenica 8 alle 21, per la serata di chiusura.

L’atto finale di “Blackstar”, ovviamente: strepitoso e struggente ultimo quadro della carriera di Bowie uscito a gennaio 2016 esattamente due giorni prima della sua morte, con la vicinanza delle date ad enfatizzare ancora di più il carattere di testamento artistico di un album nato e costruito come un canto del cigno. Lavoro anche enigmatico, nel migliore stile dell’inglese. Così che originale è la scelta di Stiasny di evitare una narrazione troppo legata alla nascita del disco per andare invece a ritroso negli anni e per trovarne antecedenti, indizi e tracce nel corso dell’intera carriera di Bowie. Soprattutto in quella più negletta, con il documentario a prendere le mosse persino dai Tin Machine (gruppo fondato dall’artista a cavallo dei Novanta, responsabile di due dischi talmente brutti da comprovare il fatto che il genio, quando sbaglia, lo fa in modo spettacolare) per arrivare al più o meno riuscito abbocco con la jungle e all’addio ai live dopo il collasso sul palco di un festival tedesco nel 2004.