Le proprie ceneri disperse al vento di Bali per evitare pellegrinaggi su una tomba: l’unico Grande Fiasco di Bowie. A dispetto delle sue ultime volontà, da dieci anni non abbiamo mai smesso di pensarlo qui, e naturalmente Altrove. Il corpo fisico si è dissolto, ma il 10 gennaio 2016 abbiamo innescato la sua divinizzazione, come Romolo che sparì d’improvviso, fra tuoni e fulmini, sotto gli occhi dei romani. Resta immanente, David, incombe con la sua lezione sulla nostalgia dei fans e l’apprendistato dei sognatori. Nel momento in cui scrivo, la Tesla lanciata da Cape Canaveral nel 2018 sta fluttuando nello spazio in un’orbita eccentrica del Sistema Solare a 218 milioni e rotti Km dalla Terra. Quando leggerete queste righe, la Roadstar si sarà spostata un poco verso di noi, senza però sperare in un ritorno a casa.
È l’agghiacciante eternità della trovata pubblicitaria di Musk, l’odissea cosmica di cui è protagonista un manichino in tuta da astronauta. Mentre nell’autoradio di bordo passa in loop la “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, in una delle orecchie pupazzesche – se le batterie sono tuttora in funzione – ha già echeggiato più di 821mila volte “Space Oddity”, nell’altra “Life on Mars?” ha superato 1.1 milioni di incessanti ripetizioni. Bowie sarebbe contento di dover spiegare agli alieni che quelli sono due suoi gioielli? Forse no.






