di Leonardo Botta
Che paese “meraviglioso” è l’Italia: Totò “Vasavasa” Cuffaro sta patteggiando una nuova pena di tre anni per corruzione nell’ambito di concorsi nella sanità siciliana. È lo stesso ex presidente della regione Sicilia già finito in gattabuia con una condanna di sette anni per favoreggiamento della mafia: ricordo ancora le “vedove inconsolabili” cuffariane quando lamentavano l’ “accanimento giudiziario” nei confronti del loro paladino da parte della magistratura (naturalmente “comunista”), per un reato secondo loro “fumoso”, quasi incomprensibile.
Infatti, appena tornato libero dopo aver scontato la punizione, il buon Totò si era immediatamente ripreso la scena pubblica isolana nel posto che i suoi sodali gli avevano pazientemente conservato, ben accolto da tutti i vertici dei partiti di maggioranza, compresa quella Fratelli d’Italia la cui leader si vanta di aver intrapreso la propria attività politica in onore e nel ricordo del compianto giudice antimafia Paolo Borsellino.
Ma l’aspetto più interessante è che Cuffaro, come prevedono le norme, potrà lasciare gli arresti domiciliari e convertire la nuova pena in “lavori di pubblica utilità”: quindi per lui le porte della prigione non si riapriranno.










