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L'economia che ruota attorno ai nostri animali domestici ha superato il valore di 5 miliardi di euro. Lo certifica il rapporto Assalco Zoomark, che ogni anno analizza i dati del settore, delineandone andamento e prospettive (QUI nel dettaglio). Non è solo un'analisi di tipo economico, ma anche sociale.I numeri dicono infatti molto di più dello stato di salute dei bilanci delle aziende del comparto, che sono comunque buoni. Basti pensare che non passa anno in cui il risultato non si presenti con il segno più. La tendenza di medio periodo, riferita all'ultimo quadriennio (dati 2022-2025) ci dice che la crescita è stata del 6,9%. Numeri che non vengono fatti registrare, purtroppo, dall'intera economia italiana.Uno degli aspetti che emergono dai dati diffusi quest'anno è che più della metà delle famiglie italiane, vale a dire il 54,5%, convive con animali domestici. Ma questa percentuale sale al 66,7% tra le famiglie con bambini e resta superiore al 60% in quelle con figli oltre i 20 anni. Un dato che sembra dunque smentire l’assunto secondo cui oggi si scelga di avere cani o gatti per non affrontare la responsabilità dell'essere genitori, propagandato in genere da chi non è particolarmente amante degli animali.Che la pet economy funzioni bene non è una buona notizia solo per le aziende del settore, che sono rappresentate da Assalco. È una buona notizia per tutti perché dietro ci sono posti di lavoro, ricerca, innovazione. I progressi fatti nel campo nutrizionale sono notevoli e hanno permesso nel corso degli ultimi decenni di elevare la vita media di cani e gatti di casa. Il cibo industriale, nel caso degli animali, è più sano rispetto al cibo di casa, se non altro per una questione di bilanciamento e di completezza, più difficile anche se non impossibile da realizzare con il fai-da-te. Fa strano pensarlo, abituati come siamo a vedere invece nel cibo industriale destinato alle persone un nemico della salute, essendo - nel nostro caso - ultraprocessato e arricchito di conservanti, aromi, zuccheri e grassi che lo rendono meno bilanciato rispetto ai prodotti naturali e cucinati con pochi grassi. Ma è così.L'innalzamento dell'aspettativa di vita dei nostri amici a quattro zampe pone però una nuova sfida: aumentare la qualità di questa vita allungata. Vale per cani e gatti esattamente come per le persone. Vivere più a lungo ma nella malattia o nella precarietà fisica non è auspicabile. Anche gli animali di casa diventando anziani fanno i conti con problemi di salute che un tempo non venivano presi in considerazione, perché all'età degli acciacchi non ci arrivavano. Problemi non diversi dai nostri, legati alla mobilità articolare, al peso forma, alle malattie metaboliche dovute all'eccesso di zuccheri o di grassi. Una sfida, quella per il benessere dei pet, che significa poi benessere della famiglia, che è stata al centro del Vet Symposium di Montpellier promosso da Royal Canin che nei giorni scorsi ha richiamato nella cittadina francese 700 tra studiosi e veterinari provenienti da 80 Paesi del mondo per fare il punto su questa nuova prospettiva, a cui dedicheremo un ampio speciale.Una sfida che vede in prima linea sicuramente i proprietari degli animali, responsabili del loro stile di vita, così importante per la salute e non legato solo all'alimentazione ma anche al movimento e ad una giusta stimolazione affettiva e cognitiva. Ma anche i veterinari, la prima linea della salute animale. Nei giorni scorsi è stata diffusa, a margine della presentazione del progetto Purina Young Veterinarian una ricerca di Nomisma (ne abbiamo parlato QUI) che spiega come un veterinario su tre, in Italia, se potesse tornare indietro non rifarebbe la stessa scelta formativa e professionale. Troppo alti i carichi di lavoro, troppo incerte le prospettive professionali, troppo basse le retribuzioni, considerando anche la sempre maggiore difficoltà di relazionarsi con «pet-parents» che arrivano in studio pensando di saperne di più per avere letto qualcosa sui social o avere chiesto consigli all'intelligenza artificiale.Quel che resta è che cani e gatti fanno sempre più parte della nostra società, che come ci piacespesso dire è sempre più una società anche degli (altri) animali.












