Ogni anno, quando esce il Rapporto Assalco-Zoomark, la curiosità è sempre la stessa: capire se nelle case italiane ci siano più animali o più persone. È una di quelle statistiche che colpiscono subito e che poi, a pensarci, raccontano meno di quanto sembrino. Perché il punto non è quanti animali vivono nelle famiglie italiane — e quest’anno la stima è stata peraltro rivista al ribasso, a 53,6 milioni, grazie a una metodologia più accurata soprattutto per specie difficili da censire come pesci e uccelli. Il punto è cosa c’è dietro quei numeri. Cosa raccontano di come viviamo, di cosa compriamo e di quanto spazio gli animali abbiano ormai nella nostra quotidianità. Il rapporto presentato a Bologna arriva alla diciannovesima edizione e introduce una novità importante: per la prima volta il mercato viene letto in modo omnicanale, includendo grande distribuzione, catene specializzate ed e-commerce. Il risultato è un comparto da 5,3 miliardi di euro tra pet food e pet care.

Evoluzione costante

Nel complesso, il comparto alimentare per cani e gatti vale 4,2 miliardi e cresce dal 2022 a un ritmo medio del 6,9%, sopra il largo consumo confezionato. Dentro questi numeri c’è una tendenza che ormai si vede chiaramente da anni: il mercato gira soprattutto intorno ai gatti. I prodotti per felini valgono il 56% dell’intero alimentare pet, pari a 2,353 miliardi di euro, e crescono del 4,3%. Il cane cresce meno (+0,7%), ma resta un mercato da quasi 1,85 miliardi di euro. La direzione sembra chiara: meno attenzione alla quantità e più alla qualità. Cambiano anche i luoghi in cui si compra: supermercati e ipermercati perdono quota, mentre crescono petshop specializzati ed e-commerce, che vale già 483 milioni di euro. Chi compra per il proprio animale cerca più scelta, prodotti mirati e spesso si affida a canali percepiti come più competenti.