La controllata del più grande operatore cinese nel campo dei data center sta per lanciare un’Ipo simultanea sia a Wall Street, sia a Singapore, per raccogliere oltre cinque miliardi di dollari. Segno, inequivocabile, che Pechino sulla questione dati non ha intenzione di arretrare di un millimetro
Il patrimonio del futuro, ma forse anche del presente, sono i dati, personali o finanziari che siano, inutile girarci intorno. E i data center sono i nuovi centri di potere. Sarebbe il caso di guardarsi le spalle da chi, dei dati, vuole fare un’arma impropria. La Cina è senza dubbio sorvegliata speciale, come dimostrano i crescenti allarmi sulle minacce della tecnologia made in Dragone (dentro ci sono anche le rinnovabili), alle banche dati d’Occidente. E che Pechino faccia sul serio, lo prova anche un’operazione finanziaria di calibro decisamente grosso.
DayOne, ex divisione internazionale di Gds Holdings, il più grande operatore cinese di data center, punta infatti a diventare una delle prime aziende a quotarsi contemporaneamente sia a Singapore, sia a New York, in una doppia Ipo destinata a raccogliere oltre 5 miliardi di dollari. Soldi presi dal mercato che serviranno a finanziare, almeno in parte, la gigantesca infrastruttura data del Dragone. Nel dettaglio, l’Ipo presso la Borsa di Singapore dovrebbe diventare una delle più grandi quotazioni avvenute in quel mercato nell’ultimo decennio. Inizialmente DayOne aveva valutato una quotazione esclusiva a New York, ma sarebbe stata convinta dai funzionari del mercato azionario di Singapore a procedere con una doppia quotazione, sia sul versante orientale, sia su quello occidentale. La società, comunque, dovrebbe essere valutata circa 20 miliardi di dollari.











