(foto: Eric Ward su Unsplash)
In collaborazione con Serenis
Esiste un paradosso silenzioso che attraversa la salute mentale contemporanea. I disturbi del comportamento alimentare (DCA) presentano tassi di mortalità tra i più alti nell’ambito delle patologie psichiche, eppure la stragrande maggioranza di chi ne soffre rimane nell’ombra. I dati indicano che meno di un terzo delle persone affette decide di cercare aiuto professionale. Questo scenario non è frutto di una distrazione momentanea, ma rappresenta una costante statistica: nell’arco di oltre un decennio, la propensione a rivolgersi a un esperto è migliorata appena dell’8%.
Questo immobilismo non nasce da una mancanza di volontà individuale o da una semplice disattenzione dei familiari. Il ritardo nel trattamento è il risultato di un ingranaggio complesso dove si intrecciano lo stigma sociale, una conoscenza superficiale delle patologie e barriere strutturali che rendono il sistema sanitario difficilmente accessibile. Chi soffre non sta scegliendo il silenzio; sta navigando in un sistema che spesso non possiede le bussole adatte per intercettare la sua richiesta.
Per superare queste barriere, è cruciale garantire la diffusione di centri per i DCA accessibili in tutto il territorio nazionale.







