Lo stigma continua ad essere il principale ostacolo da superare per chi soffre di problemi di peso. Uno stigma che provoca solitudine, e che impedisce di riconoscere l’obesità come un problema di salute a tutti gli effetti: una malattia cronica che necessita di un approccio olistico basato sul supporto della comunità, per essere affrontata efficacemente. Un aspetto che emerge con chiarezza da un’indagine realizzata da Focal Data per Novo Nordisk, in occasione del “Quitter’s Day”, il secondo venerdì di gennaio, data in cui statisticamente la maggior parte delle persone che decidono di mettersi a dieta a inizio anno si trova ad abbandonare i propri propositi.
Chiaramente si tratta di una ricorrenza simbolica, che però aiuta a catturare il senso di isolamento e la stigmatizzazione che si trovano ad affrontare le persone con obesità. Fattori che complicano ulteriormente il loro percorso di dimagrimento, trasformandosi spesso in scogli insormontabili, soprattutto quando vengono esacerbati dalla pressione dei propositi di inizio anno, che rafforzano l’idea che perdere peso sia principalmente una questione di forza di volontà.
Perché alcune persone non dimagriscono anche se stanno a dieta?
“La cultura dei buoni propositi per l’anno nuovo, anche se mossa da buone intenzioni, rischia di rafforzare una visione semplicistica e sbagliata dell’obesità, portando le persone a colpevolizzarsi ingiustamente e a subire il peso dello stigma soprattutto quando i loro sforzi per perdere peso falliscono”, commenta Iris Zani, Presidente di Fiao - Federazione Italiana Associazioni Obesità. “Secondo l’indagine, solo poco più della metà delle persone con obesità intervistate ritiene che la società consideri l’obesità per ciò che è – una malattia cronica – e non come scelta di vita: un dato che evidenzia quanto resta ancora da fare per eliminare lo stigma verso chi ne soffre”.







