Le immagini scattate un istante prima di gettare gli smartphone in mare e diffuse sui social sono una richiesta di aiuto, un grido di rabbia contro l’ingiustizia, una denuncia che dovrebbe scuotere la politica ma si infrange sulle mura dei palazzi del potere. Uomini in divisa, armati di tutto punto, e giovani a mani alzate, ben riconoscibili dai loro giubbotti arancioni salvagente.
Uno schiaffo al diritto internazionale e all’umanità, perché la Flotilla sta navigando in acque internazionali, a 250 miglia marine dalle coste della martoriata Striscia di Gaza. In mare aperto, senza alcuno straccio di diritto per giustificare le proprie azioni, l’esercito israeliano continua a usare la forza per chiudere le bocche e non fare arrivare aiuti umanitari alla stremata popolazione civile palestinese, che ha bisogno di tutto. Le notizie corrono fuori dai canali ufficiali, lontani da quella melassa mainstream che alla fin fine cancella i drammi e le tragedie che accompagnano ogni guerra.
L’agenzia di stampa turca Anadolu riporta l’allarme dell’unità di crisi della Flotilla: “Abbiamo perso il contatto con 23 imbarcazioni dopo che il convoglio diretto verso Gaza è stato attaccato dall’esercito israeliano in acque internazionali. La nave Holy Blue è stata abbordata dai soldati”.











